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	<title>Blog Mixer | MonitoR</title>
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	<description>la rivista italiana del broadcast</description>
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	<title>Blog Mixer | MonitoR</title>
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		<title>Il crollo della radiofonia occidentale</title>
		<link>https://www.monitor-radiotv.it/w/il-crollo-della-radiofonia-occidentale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2014 12:57:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog Mixer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; in atto un complotto da parte delle lobby di straccivendoli che stanno rottamando la radio come mezzo di diffusione di cultura in favore del modello all-trash. E questa non è una novità, naturalmente: i tempi sono questi e c&#8217;è poco da fare. Non ci resta che seguire, con il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=389" rel="attachment wp-att-389"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-389" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2014/04/dab.jpg" alt="dab" width="195" height="259" /></a>E&#8217; in atto un complotto da parte delle lobby di straccivendoli che stanno rottamando la radio come mezzo di diffusione di cultura in favore del modello all-trash. E questa non è una novità, naturalmente: i tempi sono questi e c&#8217;è poco da fare. Non ci resta che seguire, con il massimo distacco e senza perdere il sonno ché non ne vale la pena, l&#8217;inarrestabile accelerazione della micidiale frattura fra la straordinaria evoluzione delle tecnologie e la tristezza del loro utilizzo come strumenti finalizzati a incassare quattrini passando attraverso la diffusione del pensiero piatto che ha come finalità l&#8217;omologazione dell&#8217;audience al minimo livello concepibile. E&#8217; l&#8217;eterna e ricorrente manifestazione  del pentolaio mediatico, l&#8217;incarnazione demoniaca che in ogni generazione agisce sotto le spoglie di creature paraumane che utilizzano i media  per intervenire sulle connessioni sinaptiche degli individui al fine di ridurre il genere umano a una massa di zombie tristi, impauriti, infelici, violenti, cattivi e in ultima analisi completamente psicopatici. Per cui a scadenze più o meno regolari, milioni di individui si trovano invischiati nei giochi di morte, psicologica o fisica, organizzati e gestiti a livello mediatico da personaggi tipo Joseph Goebbels, Walt Disney, Silvio Berlusconi, Vanna Marchi, Padre Livio e compagnia bella.<br />
Oggi come oggi, per come la vedo io, In Italia non ci sono più &#8211; o non ci sono ancora &#8211; messaggi forti da far passare per radio.  Il pubblico è rincoglionito a sufficienza e la terapia di mantenimento dell&#8217;imbecillità è assicurata da mandrie di diggéi, gossipari travestiti da giornalisti,  mentecatti che declamano il nulla. La cacofonia è l&#8217;impronta dell&#8217;etere italiano, dubbi non ne esistono ed è già una roba triste così; ma al peggio non c&#8217;è limite e adesso si tende a snaturare ancora di più la radio, riducendola a terzo &#8211; o quarto, o quinto &#8211; schermo.<br />
Questa ennesima pagliacciata si basa sull&#8217;assunto, del tutto demenziale, secondo il quale al &#8220;consumatore&#8221; uno schermo non basta. Il consumatore ideale, nella perversa visione dei marketing director e dei sales manager che scrivono deliranti report destinati agli investor che maneggiano denaro altrui, ha l&#8217;assoluta e irresistibile esigenza di guardare la televisione mentre chatta sul tablet e allo stesso momento scambia selfie con l&#8217;amante attraverso lo smartphone.  Se è in macchina, fa tutto questo e inoltre guarda lo schermo del navigatore.  Una vita d&#8217;inferno, insomma, ma tant&#8217;è.<br />
Poteva la radio rimanere esclusa da questo manicomio? Ma certo che no. E così, grazie alla tecnologia DAB e ai suoi derivati, anche la radio è uno schermo. Se ne sentiva il bisogno.</p>
<p><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=382" rel="attachment wp-att-382"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-382" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2014/04/pure111.jpg" alt="*" width="576" height="448" /></a></p>
<p>Questa follia, grazie alla illuminata gestione Gubitosi &#8211; <a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?p=266" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l&#8217;uomo del Rolex</a> &#8211; sta aggredendo anche l&#8217;unica emittente relativamente sana ascoltabile in Italia, ovvero Radio3 del servizio pubblico.<br />
L&#8217;immagine del mio magnifico <a href="http://www.pure.com/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pure</a> (sempre grazie, Guana)  sintonizzato sul digitale di Radio3 racconta questa storia:<br />
Dunque, io sto ascoltando le notizie del GR3 &#8211; un notiziario equilibrato, pacato, letto e non strillato. Nel mentre posso lavorare o leggere un libro o semplicemente sonnecchiare. Ora, perché mai dovrei anche leggere le notizie che sto ascoltando? Che utilizzo di banda mi rappresenta questa scempiaggine? La radio per i non udenti? Abbiamo una spiegazione sensata che giustifichi questo inutile gadget virtuale?<br />
Un&#8217;altra zona del display mi esorta ad avvicinare uno smartphone al codice a barre al fine di connettermi con il programma &#8220;Piazza Verdi&#8221;.  Ma se stanno trasmettendo un notiziario, che è produzione loro, quale logica li spinge a dirottare la mia attenzione verso un programma che non stanno trasmettendo? Cos&#8217;è, masochismo, ubriachezza o semplice imbecillità? No, perché alternative ne vedo poche.<br />
La verità è che il testo su un terminale radio serve a veicolare pubblicità, non facciamola tanto lunga. E diciamo anche che le inquadrature della redazione o i filmetti live dei diggéi che delirano, trasmessi dallo stream digitale delle emittenti commerciali, fanno parecchio pena.<br />
Gli è che la radio &#8211; e questo è noto da decenni &#8211; ha il suo punto di forza nella non invasività e nella compatibilità della sua fruizione con lo svolgimento di altre attività umane, tipo che con la radio accesa uno può lavorare, leggere, cucinare o anche fare sesso. Quindi la radio con lo schermo è uno sterile ibrido senza ragione di esistere; infatti il mio apparecchio <a href="http://www.pure.com/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pure</a>, essendo una roba di classe, può essere settato per l&#8217;oscuramento automatico del display dopo cinque secondi.<br />
Immagino che sia una delle funzioni più usate, perché la radio non è il secondo (né il terzo né il quarto) schermo di nessuno.</p>The post <a href="https://www.monitor-radiotv.it/w/il-crollo-della-radiofonia-occidentale/">Il crollo della radiofonia occidentale</a> first appeared on <a href="https://www.monitor-radiotv.it/w">MonitoR</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ho una radio digitale</title>
		<link>https://www.monitor-radiotv.it/w/ho-una-radio-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jan 2013 14:11:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog Mixer]]></category>
		<category><![CDATA[musing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mese scorso ho fatto un salto a Trento, gradevolissima città nota per il suo mercatino di Natale e per i congressi sulla radio digitale che ci tengono aggiornati sui continui  progressi della diffusione di questa tecnologia nel nostro paese. Il mercatino di Natale era delizioso, senza se e senza...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=368" rel="attachment wp-att-368"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-368" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2013/01/radio_5.jpg" alt="radio_5" width="256" height="256" /></a>Il mese scorso ho fatto un salto a Trento, gradevolissima città nota per il suo mercatino di Natale e per i congressi sulla radio digitale che ci tengono aggiornati sui continui  progressi della diffusione di questa tecnologia nel nostro paese.<br />
Il mercatino di Natale era delizioso, senza se e senza ma, specialmente dal punto di vista gastronomico. Certi formaggi d&#8217;alpeggio, certi insaccati dall&#8217;impronta gradevolmente sudtirolese e certe bottiglie di Teroldego valevano sicuramente la pena del viaggio.<br />
Per quanto riguarda il convegno sulla radio digitale, che ho seguito con doverosa attenzione facendo la spola con l&#8217;antistante piazza del mercato per qualche assaggio di canederli e alcune degustazioni di grappe di Mezzocorona, che dire? Ho ascoltato, fra gli altri,  un simpatico signore che raccontava dei bei tempi a Radio Popolare e un diggèi di RTL 102.5 impegnato a dimostrare senza ombra di dubbio che la sua emittente è la migliore del mondo e crede nel digitale; inoltre è intervenuta una signora mandata dal ministero dello sviluppo economico, del tutto impreparata e  sicuramente in viaggio-premio a spese del contribuente.<br />
In sintesi, il convegno mi è servito per capire che la diffusione della radio digitale in Italia è indietro da matti, che la normativa è confusa e/o contradditoria e che si naviga a vista senza uno straccio di indirizzo; lo sapevo già, come lo sa chiunque operi nel settore, ma è bello sentirselo confermare in modo tanto articolato: succede a ogni convegno, congresso o tavola rotonda. Da anni.<br />
La cosa simpatica è che all&#8217;evento era collegata una specie di lotteria: la Pure, azienda che produce una vasta gamma di dispositivi digital-radio, metteva in palio una mezza dozzina di ricevitori. Ho vinto, con assoluta nonchalance, il primo premio: un bellissimo &#8220;Sensia 200D&#8221; di fascia alta.<br />
<a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=370" rel="attachment wp-att-370"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-370" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2013/01/pure1.jpg" alt="pure1" width="500" height="383" /></a><br />
Questa radio, in effetti, è un bell&#8217;oggetto disegnato con intelligenza. L&#8217;ho provato a Milano centro in un appartamento al 9° piano con orizzonte libero su poco meno di 360°, in condizioni quindi pressoché ideali. E naturalmente sono andato immediatamente a testare la ricezione in digitale.<br />
Dunque: l&#8217; auto-scan aggancia una dozzina di stazioni, fra cui tre o quattro svizzere: notevole. Peccato che il digitale, intrinsecamente, abbia bisogno di segnali che superino un certo livello &#8211; al disotto del quale il ricevitore dichiara &#8220;segnale insufficiente&#8221; e se ne sta zitto come un pesce. Pertanto, ai fini pratici, ascolto quattro canali RAI e un paio di RTL 102.5. Punto.  Questo dall&#8217;attico al 9° piano e senza ostacoli attorno; a livello strada, ipotizzo, la situazione sarebbe parecchio più desolante. Immagino che un&#8217;antenna esterna ed efficiente aiuterebbe, ma 1) un&#8217;antenna esterna per sentire la radio? e 2) il dispositivo non è dotato di connettori per antenne esterne, quindi non se ne parla proprio. La resa acustica è buona, il suono è gradevole; un confronto fra Rai3 in digitale e lo stesso canale in FM, comunque, non rivela differenze apprezzabili a orecchio:  il gap qualitativo fra digitale e analogico, se c&#8217;è, è così ridotto che si vede solo con gli strumenti.<br />
In presenza di segnali WiFi il Sensia funziona anche come Web Radio, il che è interessante. L&#8217;utente può sbizzarrirsi nella ricerca delle stazioni attraverso l&#8217;interfaccia touch-screen, oppure presintonizzare via web previa registrazione al servizio &#8220;Pure Connect&#8221;.  Entrambe le modalità non sono il massimo dell&#8217; user-friendly, devo dire che l&#8217;interfaccia dell&#8217; app Tuneln installata sul mio smartphone è anni luce più avanti da questo punto di vista; ma esistono gli update e voglio sperare che anche alla Pure siano in grado di offrire &#8211; per dirla come i fighetti &#8211; un&#8217; esperienza più soddisfacente a chi voglia usare il Sensia come web-radio. Il che, allo stato attuale del digitale in Italia, è l&#8217;unica ragione che ne giustifichi un eventuale acquisto.<br />
L&#8217; apparecchio viene presentato come  &#8220;Music System&#8221; e in effetti consente la registrazione su chiavetta USB, la riproduzione di file audio da smartphone o PC. Tutte le caratteristiche sono ben dettagliate su questa <strong><a title="200d" href="http://www.pure.com/it/product/sensia-vl-61294/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">pagina della Pure</a></strong>.<br />
Ogni recensione che si rispetti deve contenere una &#8220;bottom line&#8221;. Eccola:<br />
Il Pure Sensia 200D è sicuramente un bellissimo oggetto che fa molto figo. Peccato che in Italia la radio digitale al momento non esista e che agli effetti pratici tutte le altre funzioni di questo bellissimo oggetto possano venire svolte da un comune smartphone accessoriato da un paio di altoparlanti di buona qualità, il che non invoglia a <strong><a title="prezzi" href="http://www.idealo.it/confronta-prezzi/3384545/pure-sensia-200d-connect.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">investire denaro</a></strong> per il gusto di dire agli amici &#8220;ho una radio digitale&#8221;. Questo però io lo posso fare perché la radio l&#8217;ho vinta alla lotteria e ne sono molto contento, pertanto desidero ringraziare Giorgio Guana per aver messo a disposizione le radio Pure e per avere incalzato, con competenza e intelligenza, la rappresentante del ministero dello sviluppo economico  in occasione del convegno di Trento. Guana ci ha provato, a far notare le vergognose inadeguatezze dell&#8217; amministrazione; peccato che l&#8217;interlocutrice fosse penosamente all&#8217;oscuro delle problematiche del settore. E&#8217; l&#8217; Italia, baby.</p>
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		<title>Il broadcast cade dalla nuvola</title>
		<link>https://www.monitor-radiotv.it/w/il-broadcast-cade-dalla-nuvola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2012 22:26:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog Mixer]]></category>
		<category><![CDATA[ibc]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217; anno scorso era the next big thing, la breaking application, la soluzione definitiva. La nuvola era ovunque: nei discorsi di dozzine di CEO e sales manager, nelle speranze dei service-provider, nelle indicazioni degli esperti del Nasdaq che ipotizzavano bottini multimilionari per chi avesse investito nella nuova, dilagante tecnologia...</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=357" rel="attachment wp-att-357"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-357" title="images (1)" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2012/09/images-1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217; anno scorso era the next big thing, la breaking application, la soluzione definitiva. <strong>La nuvola</strong> era ovunque: nei discorsi di dozzine di CEO e sales manager, nelle speranze dei service-provider, nelle indicazioni degli esperti del Nasdaq che ipotizzavano bottini multimilionari per chi avesse investito nella nuova, dilagante tecnologia del post-outsourcing. Costoro, con la certezza assoluta che caratterizza i testimoni di Geova, predicavano le meraviglie di un mondo migliore alleggerito da tutte quelle scomode manifestazioni della materia come cavetti, rack, connettori, alimentatori, hardware, apparati fisici che hanno bisogno di spazio, energia, manutenzione. La buona novella, sostenevano estasiati, è che si può rottamare tutto e trasformare le server-room in centri benessere: d&#8217;ora in poi è tutto nella nuvola, dove pochi angioletti felici svolazzano assicurando a tutti il paradiso di strutture sempre efficienti e sempre aggiornate. Vuoi mettere il risparmio.<br />
A distanza di dodici mesi, in una sala conferenze della IBC ho assistito a un dibattito poco pubblicizzato ma decisamente illuminante sul tema “Il punto sulla nuvola e i media”.<br />
Nel prestigioso panel di esperti c&#8217;era gente come <strong>Harry Strover</strong>: si tratta del chief enterprise architect della <strong>BBC</strong> – uno che nel broadcast ci lavora tutti i giorni, non un CEO qualsiasi. Ebbene: Strover ha messo immediatamente in chiaro che la nuvola può servire solo <strong>for the less sexy back office stuff</strong> e ha fatto notare come “per trasferire un programma televisivo un po&#8217; lunghetto nella nuvola, oggi come oggi sono necessari <strong>un paio di giorni</strong>” alla faccia della almost-zero-latency millantata dai missionari.<br />
Dopo Strover, una raffica di dichiarazioni per nulla ambigue. Christophe Remy Nens, direttore IT di <strong>Canal +</strong> : “per quanto riguarda archiviazione e transcoding, non sono per niente convinto che a trasferire questi servizi al cloud si risparmierebbe <strong>un centesimo</strong>”. Oliver Copp, international IT governance manager di <strong>ProSiebenSat1</strong>: “C&#8217;è anche da tenere conto del fatto che molti contratti <strong>proibiscono</strong> esplicitamente il passaggio di contenuti su strutture di terze parti”.<br />
Insomma, una desolazione. Strover &#8211; che è un gentleman britannico &#8211; per non passare proprio per quello che fa il funerale alla nuvola, in un secondo intervento la mette sulle previsioni futuro e butta lì un “per arrivare a poter fare editing nella nuvola ci vorranno ancora <strong>dai cinque agli otto anni</strong>”. Dal pubblico, uno di Fox International si dichiara in disaccordo: “ci vorrà meno tempo”. Ma per il momento la nuvola, per quanto riguarda il broadcast, rimane nella poco dignitosa storia dei tanti, troppi annunci di meraviglie e rivoluzioni finite nel nulla o quanto meno rinviate a data da destinarsi.<br />
Esattamente l&#8217;anno scorso, in tempi non sospetti, in mezzo agli osanna e alle certezze di una inevitabile, inarrestabile e gloriosa migrazione del workflow broadcast sulla nuvola, avevo <a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?p=227" target="_blank" rel="noopener noreferrer">espresso l&#8217;opinione</a> che si trattasse di una <strong>belinata</strong> senza se e senza ma. E&#8217; sempre un piacere constatare che, sebbene con imbarazzante ritardo, anche i grandi player del settore siano arrivati alle mie conclusioni; avessero letto MixeR anziché quei tristissimi house-organ che passano per riviste di informazione sul settore, avrebbero probabilmente evitato queste figure da cioccolataio.<br />
Il fatto è che le strutture dei grandi broadcaster, istituzionali o privati che siano, si basano su organigrammi decisi negli ambienti della finanza: le decisioni strategiche vengono prese da gente con poca o nessuna familiarità con il settore e le sue problematiche teniche, personaggi ai quali un discorso che contenga la formula magica “riduzione dei costi e aumento del fatturato” fa perdere il controllo, il buon senso e il pudore. Costoro venderebbero la propria sorella pur di presentare al CDA la grande idea del cloud che riduce i costi e migliora la produttività, proprio come la fusione fredda, la pietra filosofale e l&#8217;automobile ad acqua.<br />
Insomma: “meno tasse per tutti” e “tutta la postproduzione sulla nuvola” sono slogan pensati da abili truffatori per raggirare i gonzi, vogliamo dirlo forte e chiaro una volta per tutte? O ci vuole ogni volta l&#8217; Harry Strover di turno, un tecnico, a spiegare che investire in una società che propone soluzioni cloud per la postproduzione broadcast è una pessima idea, per quanto possano consigliare gli analisti di Wall Street che non distinguono uno stream video da uno scoiattolo?</p>
<p style="text-align: center;"><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=358" rel="attachment wp-att-358"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-358" title="cloud" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2012/09/cloud.jpg" alt="" width="700" height="484" /></a><br />
<em>Clouds<br />
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		<title>IBC Sunday</title>
		<link>https://www.monitor-radiotv.it/w/ibc-sunday/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Sep 2012 14:19:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog Mixer]]></category>
		<category><![CDATA[ibc]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sembra estate anche oggi, qui al RAI di Amsterdam. E&#8217; domenica e come al solito sulla spiaggetta artificiale vicino alla birreria si è radunato il solito melting-pot: ragazzi e ragazze del quartiere, famiglie con i bambini e imboscati di ogni nazionalità provenienti da tutti i padiglioni della IBC. Regna un`atmosfera...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=343" rel="attachment wp-att-343"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-343" title="2012-09-09 14.01.54" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2012/09/2012-09-09-14.01.54-705x516.jpg" alt="" width="705" height="516" /></a></p>
<p>Sembra estate anche oggi, qui al RAI di Amsterdam. E&#8217; domenica e come al solito sulla spiaggetta artificiale vicino alla birreria si è radunato il solito melting-pot: ragazzi e ragazze del quartiere, famiglie con i bambini e imboscati di ogni nazionalità provenienti da tutti i padiglioni della IBC. Regna un`atmosfera di sano, consapevole svacco.<br />
In un ambiente tanto gradevole si riescono anche ad accettare con metodo non-violento le stranezze  che ogni giorno, puntualmente, generano seri dubbi sull`affidabilità di certi dati inseriti nei discorsi di alcuni CEO, Executive Managing Director o Sales Manager in vena di parole in libertà.<br />
<a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=344" rel="attachment wp-att-344"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-344" title="chyron_031912" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2012/09/chyron_031912-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il CEO di Chyron, per dire, è il signor Michael Wellesley-Wesley. Suppongo appartenga alla nobile famiglia dei  Wellesley-Wesley; si tratta del casato che ha regalato al mondo nientemeno che Arthur Wellesley primo marchese di Wellington, mica gente qualsiasi. Si parla di sangue blu, di immense tenute con castelli, di caccia alla volpe, di fantastiliardi di sterline e di Harvard.<br />
Ora, io non so cosa possa essere successo ultimamente al vecchio Arthur. Sostiene, in un editoriale pubblicato su &#8220;theIBCdaily&#8221;, che<strong> recenti sondaggi stabiliscono che l&#8217; 88% dei telespettatori usano un secondo schermo (tablet, smartphone, laptop) mentre seguono i loro programmi preferiti. </strong>C&#8217;è chi fa email, chi cazzeggia su Facebook e, sempre secondo questi recenti sondaggi, ben il 38% degli utenti del &#8220;secondo schermo&#8221; cerca contenuti che si riferiscono al programma che sta andando in onda.  Gli altri 12 telespettatori, quindi una minoranza di sfigati, sono gente che guarda la televisione e basta senza fare multitasking domestico.<br />
Ora: io potrei fare immediatamente nome e cognome di 12 persone che si limitano a fruire del programma TV senza smanettare nessun altro dispositivo, mentre avrei parecchie difficoltà a visualizzare, fra i miei conoscenti, 88 smanettatori compulsivi con lo sguardo vagante fra il primo e il secondo schermo.<br />
Non potrei mai, naturalmente, dubitare della buona fede di un Wellesley-Wesley. Però quelle percentuali non mi convincono per niente, quei dati per me sono gonfiati, sbagliati, farlocchi, oppure è un errore di stampa &#8211; ma comunque sono inaffidabili e non valgono nulla.  Costituiscono però un importante indicatore della tendenza a vedere il mondo come si vorrebbe che fosse: con tante dita che scorrono in continuazione sui soffici trackpad dei secondi schermi a cercare contenuti e condividere esperienze che, attraverso un`ottimizzazione della filiera che implica l`acquisto di imprescindibili soluzioni, incrementi il revenue del vendor e del produttore.<br />
In realtà quello del secondo schermo non mi sembra un fenomeno particolarmente impressionante &#8211; non tanto, quanto meno, da poter essere considerato una tappa importante nella storia della televisione. E&#8217; solo, dopo tutto, una questione di marketing; le svolte storiche sono ben altre.</p>
<div id="attachment_350" class="wp-caption alignleft" style="width: 600px"><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=350" rel="attachment wp-att-350"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-350" title="2012-09-09 11.55.35" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2012/09/2012-09-09-11.55.351-e1347200931433.jpg" alt="" width="600" height="493" /></a><p class="wp-caption-text">The IBC Experience</p></div>
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		<title>Speciale IBC 2012</title>
		<link>https://www.monitor-radiotv.it/w/speciale-ibc-2012/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Sep 2012 11:25:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog Mixer]]></category>
		<category><![CDATA[ibc]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Bella giornata oggi alla IBC di Amsterdam. E &#8216;qui che in questi giorni  il mondo del Broadcast si da&#8217; appuntamento per discutere sul futuro del settore ma anche e soprattutto per comprare e vendere  camcorder, microfoni, software, antenne, trasmettitori,  nuvole, servizi, lampadine e quant`altro &#8211; soprattutto soluzioni,  In effetti...</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=338" rel="attachment wp-att-338"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-338" title="2012-09-08 11.46.39" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2012/09/2012-09-08-11.46.39-705x511.jpg" alt="" width="705" height="511" /></a></p>
<p>Bella giornata oggi alla IBC di Amsterdam. E &#8216;qui che in questi giorni  il mondo del Broadcast si da&#8217; appuntamento per discutere sul futuro del settore ma anche e soprattutto per comprare e vendere  camcorder, microfoni, software, antenne, trasmettitori,  nuvole, servizi, lampadine e quant`altro &#8211; soprattutto <strong>soluzioni, </strong><br />
In effetti di soluzioni ci sarebbe parecchio bisogno, quanto meno per questo continente acciaccato e intristito dalla deplorevole situazione economica e finanziaria. Tuttavia, sarà un caso o un rituale scaramantico, qui nei padiglioni del RAI non ho ancora sentito nessun CEO o sales manager o managing director  pronunciare la parola <strong>crisi</strong>.<br />
Questa palese manovra di rimozione della realtà genera una leggera sensazione di sconcerto che mi pervade mentre, in occasione di conferenze stampa finalizzate alla presentazione di prodotti nuovi o revisionati,  ascolto sempre più spesso la parola &#8220;<strong>exciting</strong>&#8221; sulla bocca di chiunque intenda commercializzare qualche nuova <strong>soluzione</strong>, fosse anche il cambiamento di colore di un cavetto audio. Voglio dire: alla crisi occorre reagire con sano e costruttivo ottimismo, va benissimo,  ma l`entusiasmo artificiale a volte ottiene l`effetto contrario.</p>
<p><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=335" rel="attachment wp-att-335"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-335" title="sullivan" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2012/09/sullivan.jpg" alt="" width="256" height="170" /></a> Il  CEO di Sky Deutschland Brian Sullivan, per esempio, ieri ha proclamato al mondo che <strong>l`Europa si prepara alla Ultra-HDTV</strong>.  Confesso che non me n&#8217;ero accorto, ma Sullivan mi ha fatto notare che la U-HDTV &#8220;sarà il prossimo avvenimento nel broadcasting&#8221;perché &#8220;<strong>porta l`esperienza del consumatore a un livello superiore</strong>&#8220;.<br />
In certi momenti, diciamolo, uno si sente leggermente spiazzato. In Italia, vero, abbiamo ancora qualche problemino a prepararci con il digitale terrestre che in parecchie zone funziona malissimo e fà rimpiangere il VHF analogico;  pertanto mi riesce difficile immaginare un folto pubblico di consumatori ansiosi di prepararsi per l`ultra &#8211; alta definizione. E non riesco a convincermi che altrove sia molto diverso.<br />
Sullivan fà il suo mestiere e spinge l`U-HDTV; va benissimo. Quando ipotizza che l&#8217;implementazione a livello commerciale di questa tecnologia sarà &#8220;<strong>the next Big Thing</strong> in broadcasting,&#8221; però, non lo seguo più: aspettare e vedere. Possibile che arrivi prima la vera Big Thing, quella che tutti aspettiamo: il teletrasporto.</p>
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		<title>Effetto farfalla</title>
		<link>https://www.monitor-radiotv.it/w/effetto-farfalla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Aug 2012 12:01:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog Mixer]]></category>
		<category><![CDATA[economy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Può il batter d&#8217;ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?&#8221; era il titolo di una conferenza tenuta da Edward  Lorenz nel 1972.  La risposta ovvia è che sì, certamente qualsiasi evento apparentemente privo d&#8217;importanza ha le sue conseguenze dalle valenze imprevedibili; e quando a battere le...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=329" rel="attachment wp-att-329"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-329" title="images" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2012/08/images.jpg" alt="" width="225" height="225" /></a>&#8220;Può il batter d&#8217;ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?&#8221; era il titolo di una conferenza tenuta da Edward  Lorenz nel 1972.  La risposta ovvia è che sì, certamente qualsiasi evento apparentemente privo d&#8217;importanza ha le sue conseguenze dalle valenze imprevedibili; e quando a battere le ali è una farfalla che svolazza tra i fiorellini di Cupertino e si chiama <strong>Apple</strong>, c&#8217;è da scommettere che qualche tornado prima o poi arriverà in Texas e anche più lontano.<br />
Alcuni dotti analisti americani hanno recentemente notato che i ragazzi di Apple, zittizitti quattiquatti ma neanche tanto, hanno brevettato una tecnologia atta a <strong>rimuovere elementi indesiderati dagli stream audio</strong>.  Non che tutte le osservazioni degli analisti americani siano da prendere per oro colato &#8211; anzi, il più delle volte scrivono in evidente stato di ubriachezza e di solito succede l&#8217;esatto contrario di quanto prevedono. Ma la cosa, in questo caso, può avere la potenzialità di generare sul serio grossi cambiamenti.<br />
Anche perché la mossa di Apple è da correlare con altri dati. Per esempio: nel 2015 è previsto negli Stati Uniti, per una questione di obsolescenza dei veicoli, un boom nelle vendite di automobili: in pratica, si rinnoverà buona parte del parco auto. E sulle auto nuove vengono montati, di serie, dispositivi dotati di software come iHeartRadio, TuneIn o Pandora per la ricezione di programmi radiofonici in stream. Pare che fra tre anni, in pratica, tutte le auto circolanti in USA saranno internet-enabled e la modalità stream passerà al primo posto per quanto riguarda la ricezione broadcast.<br />
Ne siamo così sicuri? Ci crediamo?  E se fosse vero, quando succederà in Europa? Non siamo sicuri di nulla, naturalmente, ma vale la pena di prendere in considerazione lo scenario.<br />
L&#8217; ipotetico scenario, dunque,  è quello della Rete come veicolo primario per la diffusione dei contenuti broadcast. E di un&#8217;opzione che permette all&#8217;utente di eliminare elementi indesiderati: una piccola <strong>app</strong> che magicamente tappa la bocca a quei dementi che mi parlano come se fossi uno scemo che deve bere tanta acqua minerale per fare la pipì o che mi urlano belinate sperando che io mi fermi al distributore dove mi regalano un pupazzetto. Io questi deficienti non li sopporto e spenderei volentieri un paio di euro, o anche qualcosa in più, per eliminarli dalla mia vita e dai miei spostamenti in auto. Ipotizzo che oltre a me esistano qualche altra decina di milioni di persone disposti a comprare la libertà dalla <strong>pubblicità cretina</strong> e, en passant, dalla pubblicità in genere.<br />
Dal punto di vista dei broadcaster, si tratta di uno scenario assolutamente apocalittico. Quasi inconcepibile. Disastroso. La fine di un modello di business che ha funzionato e sta funzionando da sempre. La fine dei fatturati milionari. La fine della pacchia. La fine dei fatturati. Il fallimento. La fine della radio?<br />
Certo, al momento sono discorsi quasi da bar. Ma le cose si muovono in fretta di questi tempi e chi avrebbe detto, non molto tempo fa, che il business dei telegrammi e dei telex sarebbe andato a ramengo? E&#8217; pronta, l&#8217;industria del broadcast, a convivere con una app che polverizza gli spot pubblicitari? Esistono armi per combattere una minaccia potenzialmente mortale di questo genere?<br />
Gli analisti americani sono abituati al &#8220;think positive&#8221; e a quell&#8217;altro irritante e poco sincero aforisma &#8220;ogni crisi è un&#8217;opportunità&#8221;, ma direi che anche loro sono leggermente spiazzati al momento di suggerire soluzioni. E secondo me ne hanno tutte le ragioni: i protezionismi del tipo vietare la magica app per legge &#8211; in Italia ci si penserebbe immediatamente &#8211; sono a tutti gli effetti non-implementabili e pertanto inefficaci e ridicoli. Qualcuno parla di inserimento della pubblicità all&#8217;interno dei programmi, il che naturalmente è fattibile ma implicherebbe comunque una rivoluzione copernicana nella filosofia della produzione di contenuti: tempi grami per le emittenti automatizzate &#8220;musica-spot-spot-musica&#8221; che in Italia imperversano peggio delle mosche d&#8217;estate. E questa è una bella cosa.<br />
Altri, più sognatori, più utopistici ma forse più realistici, affermano che la soluzione è un&#8217;altra: l&#8217;unica, dicono, è <strong>rendere la pubblicità interessante e gradevole</strong> in modo che da insopportabile rottura di coglioni si trasformi in <strong>valore aggiunto</strong> tale da invogliare l&#8217;utente a disattivare il silenziatore per le emittenti in grado di proporre spot che non producano fastidio bensì soddisfazione.<br />
Una bella sfida, senza dubbio. Robe da togliere il sonno a parecchi &#8220;creativi&#8221; che hanno costruito la loro professione e i loro conti correnti sulla perversa filosofia che ha come postulato  &#8220;Il consumatore è un cretino dell&#8217;età mentale di tre anni&#8221;.  Questa aberrazione ha funzionato e in ultima analisi è la causa della crisi economica, delle malattie provocate dalle porcherie spacciate per alimenti, dell&#8217;alcolismo, dell&#8217;analfabestismo di ritorno, della cellulite, della depressione cronica e del fatto che a parecchia gente sembri normale votare per un buffone truffatore. Non si può andare avanti così.<br />
La app ammazzaspot, secondo me, è del tutto auspicabile. Non ho ben capito su quali principi tecnologici sia basata, ma mi fido: se è stata sviluppata e brevettata dagli eredi spirituali di Jobs, probabilmente funziona e funziona bene. Se contribuirà a migliorare i contenuti del broadcast e di conseguenza a migliorare la qualità della vita su questo pianeta, ancora meglio. Se porterà alla chiusura definitiva di aziende mangiasoldi che trasmettono musica e spot da scemi senza creare lavoro né cultura, <strong>champagne</strong>.</p>The post <a href="https://www.monitor-radiotv.it/w/effetto-farfalla/">Effetto farfalla</a> first appeared on <a href="https://www.monitor-radiotv.it/w">MonitoR</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Sondaggi olimpici e Wall Street</title>
		<link>https://www.monitor-radiotv.it/w/sondaggi-olimpici-e-wall-street/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jul 2012 13:11:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog Mixer]]></category>
		<category><![CDATA[bonus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Esistono aziende che si dedicano a &#8220;implementare strategie di successo efficaci come virtualizzazione, consolidamento, cloud computing e disaster ricovery senza compromettere le performance&#8221;.  E fin qui nulla di strano: l&#8217; interazione fra sviluppatori di software e pubblicitari in crisi di identità produce, specialmente se implementata davanti a un paio di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=314" rel="attachment wp-att-314"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-314" title="images (1)" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2012/07/images-1.jpg" alt="" width="215" height="121" /></a> Esistono aziende che si dedicano a &#8220;implementare strategie di successo efficaci come virtualizzazione, consolidamento, cloud computing e disaster ricovery senza compromettere le performance&#8221;.  E fin qui nulla di strano: l&#8217; interazione fra sviluppatori di software e pubblicitari in crisi di identità produce, specialmente se implementata davanti a un paio di gin-tonic, risultati di sicuro appeal nell&#8217; ottimizzazione della filiera comico-surreale che sempre più si affaccia da protagonista nella comunicazione del nostro settore.<br />
Secondo me, tuttavia, a volte esagerano. Mi è capitato di leggere una press-release della Riverbed ( l&#8217; azienda &#8220;supporta le organizzazioni mondiali ad affrontare le sfide legate alle performance durante l’accesso ad applicazioni e dati online&#8221;)  nel quale leggo: <strong>Da una ricerca di Riverbed Technology (NASDAQ: RVBD), la IT performance company, emerge che un terzo di tutti gli Europei seguirà le Olimpiadi online, con l’ovvia conseguenza che i siti di streaming devono prepararsi per rispondere a queste richieste.</strong><br />
Ora, va benissimo differenziare le attività, uscire dal core-business eccetera &#8211; specialmente di questi tempi. Ma improvvisarsi ricercatori di mercato e sparare numeri del genere mi sembra quanto meno azzardato, specialmente per una struttura quotata a Wall Street.  Costoro, infatti,  stanno dicendoci che, in Europa, più di <strong>246 milioni di persone</strong> a partire dalla settimana prossima saranno incollati a computer, smartphone e tablet per guardare le Olimpiadi di Londra.<br />
Un tale Apurva Davé, vice president of products Stingray Business Unit di Riverbed, sostiene che  “Le abitudini di fruizione televisiva degli Europei stanno cambiando ed eventi sportivi mondiali come le Olimpiadi spesso creano picchi di traffico in quanto gli appassionati utilizzeranno PC, laptop o altri dispositivi mobili per seguire i propri atleti preferiti, ricevere aggiornamenti in tempo reale e acquistare merchandising legato all’evento. Le aziende devono quindi essere in grado di rispondere alla crescita di traffico durante i Giochi per evitare di perdere visitatori e, di conseguenza, ritorni pubblicitari e opportunità di vendite tramite e-commerce.”<br />
Non mi è facile, a questo punto, decidere se questi signori siano dei comici o degli scriteriati.  Delle olimpiadi di Londra, diciamolo, in questi giorni non frega niente quasi a nessuno in un&#8217; Europa assillata da disoccupazione, spread, debito pubblico e depressione. Inoltre questi giochi portano anche un po&#8217; sfiga perché gli ultimi si sono svolti in Grecia e sappiamo tutti come è finita; la scherma e il tiro al piattello sono noiosissimi da guardare, alla decathlon  si va per comprare le felpe e il sollevamento-pesi non è che faccia molta audience. Ipotizzare che un europeo su tre seguirà in qualche modo le Olimpiadi è da inguaribili ottimisti; dichiarare al mondo che un europeo su tre lo farà collegandosi agli stream in rete mi sembra da fuori di testa.<br />
In effetti quella dei dirigenti di Riverbed ha tutta l&#8217;aria di una dichiarazione farneticante dettata dalla disperazione: i ragazzi di San Francisco stanno cercando in tutti i modi di piazzare il loro prodotto, e va benissimo; ma per vendere ci raccontano balle grosse come la cupola di San Pietro &#8211; e questo ci offre un&#8217; interessante visione sul mercato, sulla finanza e soprattutto sul Nasdaq e sui suoi derivati telematici.<br />
Non ho motivo per dubitare, infatti, che alla Riverbed ci sia gente eccellente che produce &#8220;soluzioni&#8221; fantastiche, sia chiaro. Ma i loro dirigenti hanno pensato,  scritto, o quanto meno autorizzato un comunicato ufficiale assolutamente delirante che li qualifica come inaffidabili senza se e senza ma. Mi sono chiesto chi mai investirebbe in azioni di un&#8217;azienda governata da una manica di inetti di quel livello e in effetti ho trovato una conferma proprio a Wall Street: le azioni Riverbed negli ultini 12 mesi sono andate giù mica male</p>
<p><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=311" rel="attachment wp-att-311"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-311" title="riverbe" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2012/07/riverbe.jpg" alt="" width="522" height="212" /></a></p>
<p><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=312" rel="attachment wp-att-312"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-312" title="consensus" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2012/07/consensus.jpg" alt="" width="232" height="110" /></a>Il che non desta meraviglia.<br />
Stupisce invece  la recommendation <strong>Buy</strong> degli analisti di Wall Street: secondo loro dovremmo affrettarci a comprare azioni Riverbed con la ragionevole speranza di realizzare lauti guadagni.<br />
E&#8217; grazie a questi fenomeni che chiunque capisce il perché della crisi economica, il perché del crollo di Lehman Brothers, gli hedge funds, i derivati, le bolle e tutto il resto: perché chiunque raccomandi di comprare azioni di un&#8217;azienda in mano a gente che pretende di essere creduta quando straparla di 246 milioni di europei intenti a seguire i giochi olimpici per mezzo di telefonini, computer da spiaggia e tablet &#8211; ebbene, chiunque raccomandi di fare una stupidaggine del genere è palesamente un incompetente oppure un cialtrone disonesto e in entrambi i casi dovrebbe essere messo in condizione di non nuocere a sé e agli altri, altro che pubblicare &#8220;recommendation&#8221; e vivere a carico della comunità planetaria.  Con esperti del genere &#8211; e ce ne sono a tutti i livelli &#8211; temo che la finanza e quindi  l&#8217;economia mondiale siano messe malissimo.<br />
C&#8217;è da sperare che le vere menti pensanti della Riverbed, quelli che lavorano e creano ottimi software, prendano in mano la situazione e caccino via i loro improvvisati dirigenti &#8211; ma a pedate, altro che buonuscite milionarie.</p>
<p><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=313" rel="attachment wp-att-313"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-313" title="bonus" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2012/07/bonus.png" alt="" width="88" height="83" /></a>  Il bonus di oggi da parte nostra è questa recommendation elaborata dai nostri esperti &#8211; mica dilettanti, bensì gente di tutto rispetto che gode di grande autorevolezza in tutti i bar da San Pietro Vara fino a Sesta Godano. <strong>Buy</strong>, comprare: buoni del Tesoro di San Marino per un portafoglio conservative e, per i più audaci, rastrellare future sulle caciotte del Moggia, quello che ha le pecore giù verso la Pogliasca.  Investimenti sicuri.</p>The post <a href="https://www.monitor-radiotv.it/w/sondaggi-olimpici-e-wall-street/">Sondaggi olimpici e Wall Street</a> first appeared on <a href="https://www.monitor-radiotv.it/w">MonitoR</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Più broadcast per tutti</title>
		<link>https://www.monitor-radiotv.it/w/piu-broadcast-per-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jul 2012 16:29:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog Mixer]]></category>
		<category><![CDATA[musing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>[spreaker episode_id=1272331 type=mini width=100% color=e8e8e8 autoplay=false] Mi sono divertito a produrre qualche minuto di audio e nuvolarlo su uno dei tanti server di internet broadcast che mettono a disposizione, gratis o con fee minimalistici, servizi di storage e di editing. L&#8217;ho fatto con il mio smartphone Samsung di penultima generazione...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="fb-root"></div>
<p>[spreaker episode_id=1272331 type=mini width=100% color=e8e8e8 autoplay=false]</p>
<p>Mi sono divertito a produrre qualche minuto di audio e nuvolarlo su uno dei tanti server di internet broadcast che mettono a disposizione, gratis o con fee minimalistici, servizi di storage e di editing. L&#8217;ho fatto con il mio smartphone Samsung di penultima generazione raccattando suoni attraverso il microfono incorporato perché mi piace l&#8217;arte povera ma l&#8217;interfaccia Spreaker, volendo, mi avrebbe messo a disposizione una console virtuale di tutto rispetto.  Il mio account free mi consente di diffondere suoni e parole al pianeta in diretta stream per 30 minuti al giorno, ma la formula &#8220;station&#8221; che prevede lo stream 24/7 costa <strong>€99.99 </strong>al mese comprese 1500 ore di storage &#8211; il che per un gruppo di intraprendenti giovani (o meno giovani) che avessero qualcosa da proporre non è per niente proibitivo.<br />
Questa realtà si presta, come sempre, a interpretazioni multiple. E&#8217; una bella cosa?<br />
Senza dubbio, perché liberalizza &#8211; nel vero senso della parola &#8211; l&#8217;accesso al settore e di conseguenza al mercato. Una costellazione di giornalisti, musicisti, attori, intellettuali, pubblicitari e tecnici indipendenti che siano in grado di produrre contenuti di qualità ha ottime potenzialità di generare cultura e reddito, proprio perché le nuove tecnologie stanno abbattendo in maniera esplosiva spese di produzione e necessità di investimenti in attrezzature &#8211; questi ultimi addirittura vengono praticamente azzerati.<br />
E del resto anche per i player di sempre, i broadcaster pubblici e privati, le abitudini cambiano in fretta.<br />
Se i giornalisti di Al-Jazeera e di altre emittenti globali vanno in giro per il mondo muniti di i-Phone con app di editing e sono in grado di realizzare servizi live e/o pronti per l&#8217; on-the-air nel giro di qualche minuto, occorre prendere atto del fatto che la convergenza &#8211; quella vera &#8211; sta riducendo drammaticamente la necessità di apparecchiature professionali. Non capirlo e continuare a scommettere il patrimonio di famiglia o i favori degli azionisti sulla produzione di attrezzature e accessori &#8220;professional&#8221; come core-business aziendale, per esempio, è un&#8217;operazione che deve essere valutata e calibrata attentamente: occorre adattarsi in fretta alla realtà del giornalismo televisivo prodotto con i-Phone e dei programmi radio prodotti con Android.  Anche perché il momento storico-economico, vero, offre margini ristrettissimi a chi opera senza un&#8217;attenta percezione della realtà.<br />
Sony o Panasonic? Android o i-Phone? Sono scelte che già da ieri possono avere la stessa valenza per qualsiasi broadcaster consapevole.<br />
<a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=303" rel="attachment wp-att-303"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-303" title="°" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2012/07/images-150x148.jpg" alt="" width="150" height="148" /></a>A questo proposito, su <a href="http://cellulari.supermoney.eu/news/2012/07/samsung-vs-apple-iphone-addio-gli-italiani-preferiscono-il-galaxy-004573.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Supermoney</a> ho letto che le richieste di smartphone<strong> </strong>Samsung in Italia sono aumentate del 23,3%, mentre i dispositivi Apple hanno registrato un calo del 38,2% &#8211; e pare che il trend sia globale. Ipotizzo che la ragione del terremoto di settore, al netto degli intrallazzi fra produttori e provider, sia chiarissima: i Samsung costano meno e funzionano esattamente come gli Apple; i consumatori, grazie alla crisi, sono meno narcotizzati dalle &#8220;tendenze&#8221; e pertanto meno disposti a spendere quattrini inutilmente. Molto semplice, in fondo, e anche parecchio sano. Una concorrenza basata sulla qualità e l&#8217;utilità del prodotto e non sul rincoglionimento del cliente è sicuramente auspicabile, quanto meno nel lungo termine, in qualsiasi settore compreso il nostro.<br />
Sono comunque sicuro che, alla prossima IBC di Amsterdam, tutti i corporate manager e gli executive marketing director si produrranno nelle loro abituali arrampicate sugli specchi per dimostrarci, numeri de fantasia alla mano, che la cosa migliore da fare è investire qualche decina di migliaia di dollari nell&#8217; ultimo aggiornamento dell&#8217;ennesimo sistema super HD++  4D  stereo turbo surround a sette canali.  Sarà divertentissimo, non vedo l&#8217;ora.</p>
<p>&nbsp;</p>The post <a href="https://www.monitor-radiotv.it/w/piu-broadcast-per-tutti/">Più broadcast per tutti</a> first appeared on <a href="https://www.monitor-radiotv.it/w">MonitoR</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>O&#8217; guappo</title>
		<link>https://www.monitor-radiotv.it/w/o-guappo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jul 2012 09:25:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog Mixer]]></category>
		<category><![CDATA[sobrietà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo signore è il dottor Luigi Gubitosi, nuovo direttore generale della Rai. Trovo che, come spesso accade, una immagine valga più di mille parole. Parole su Gubitosi se ne trovano quante se ne vuole e tutte lusinghiere: il ragazzo è laureato in giurisprudenza, ha studiato alla London School of Economics and...</p>
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<p><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=267" rel="attachment wp-att-267"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-267" title="gubitosi" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2012/07/gubitosi.jpg" alt="" width="356" height="253" /></a>Questo signore è il dottor <strong>Luigi Gubitosi</strong>, nuovo direttore generale della Rai.<br />
Trovo che, come spesso accade, una immagine valga più di mille parole.<br />
Parole su Gubitosi se ne trovano quante se ne vuole e tutte lusinghiere: il ragazzo è laureato in giurisprudenza, ha studiato alla London School of Economics and Political Science e conseguito un master in Business Administration all&#8217;INSEAD di Fontainebleau, ha fatto l&#8217;amministratore delegato di Wind, è stato nel CDA di  Fiat Auto, Ferrari, CNH, Iveco, Itedi, Comau, Magneti Marelli, eccetera eccetera; è stato anche nel comitato organizzatore delle Olimpiadi degli scacchi di Torino 2006, mica noccioline.<br />
Ora come ora lavora come country manager e responsabile del corporate investment banking della Bank of America per l&#8217;Italia e insegna Finanza Aziendale Internazionale presso l’Università LUISS Guido Carli.<br />
Per dedicare una parte del suo tempo alla RAI, il dottor Gubitosi ha chiesto e ottenuto un contratto a tempo indeterminato e uno stipendio annuo di euri 650.000 ovvero una busta paga di <strong>€ 54.600 e rotti al mese</strong>. Questa somma gli verrà corrisposta in ultima analisi dallo stato, cioè dagli italiani ai quali si continua a ripetere tutti i giorni che occorrono sacrifici, che i tagli agli ospedali e agli asili-nido sono inevitabili, che non ci sono soldi per assistere anziani e invalidi, che i giovani devono abituarsi alla precarietà, che si deve lavorare fino a novant&#8217;anni e che chi perde il lavoro stia buono e zitto.<br />
Mi sono chiesto fra l&#8217;altro quale rispetto del prossimo &#8211; e di sé stesso &#8211; possa avere uno che si comporta in questo modo senza provare vergogna.<br />
La risposta è tutta in quella immagine, che vale più di mille parole e più di mille master in business administration. Non è uno scatto rubato: il soggetto è in posa, è possibile che la pubblicazione della foto sia stata approvata dal suo ufficio stampa.  Consapevole di essere ritratto, dunque, il dottor Gubitosi ha la massima cura di esibire il suo <strong>orologio da polso</strong>.  Gli fanno una fotografia e l&#8217;uomo da cinquattaquattromila euro al mese si preoccupa di mettere bene in mostra il suo Rolex che diventa il vero protagonista dell&#8217;immagine.<br />
Il messaggio che il nuovo direttore vuole comunicarci è semplice: <strong>tengo o&#8217; rolexxe </strong>alla faccia dei precari Rai per i quali i soldi non ci sono e dei pensionati che non hanno i quattrini per pagare il canone ai quali Equitalia sequestra il televisore.<br />
L&#8217; uomo giusto al posto giusto, nessun dubbio. Farà grandi cose.</p>The post <a href="https://www.monitor-radiotv.it/w/o-guappo/">O’ guappo</a> first appeared on <a href="https://www.monitor-radiotv.it/w">MonitoR</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>IBC &#8211; The month after</title>
		<link>https://www.monitor-radiotv.it/w/ibc-the-month-after/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 13:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog Mixer]]></category>
		<category><![CDATA[ibc]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A volte è utile non cadere nel fascino dell&#8217; immediatezza e lasciare che le impressioni decantino fino a liberarsi dai bells and whistles e assumere contorni meno scintillanti ma più concreti. Perché, diciamolo, la IBC possiamo chiamarla come vogliamo ma basicamente resta sempre e comunque una fiera e come tale...</p>
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<p><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=228" rel="attachment wp-att-228"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-228" title="bici" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2011/10/bici.jpg" alt="" width="500" height="387" /></a></p>
<p>A volte è utile non cadere nel fascino dell&#8217; immediatezza e lasciare che le impressioni decantino fino a liberarsi dai bells and whistles e assumere contorni meno scintillanti ma più concreti. Perché, diciamolo, la IBC possiamo chiamarla come vogliamo ma basicamente resta sempre e comunque una <strong>fiera</strong> e come tale è regno di saltimbanchi, giocolieri, prestigiatori e zucchero filato. Quest&#8217; anno, a baracconi smontati e altoparlanti spenti, mi sembra giusto  esprimere grande e incondizionata ammirazione per la categoria degli <strong>imbonitori</strong>.  Costoro, muniti come sempre di badge e biglietti da visita che li definiscono CEO, AD o direttori di qualcosa, hanno affrontato con grande professionalità ed estremo sprezzo del ridicolo la mission impossible di oscurare la realtà e creare dal nulla il film di un <strong>settore</strong> proiettato &#8211; al limite con qualche sporadico rallentamento &#8211; verso un radioso futuro di crescita, commesse e revenues. Chapeau.<br />
Il mantra di quest&#8217;anno, ripetuto con tanta frequenza da risultare quasi sospetto, è stato il vecchio detto &#8211; credo di origine cinese &#8211; secondo il quale <strong>ogni crisi è un&#8217; opportunità</strong>.  Il che è sicuramente vero e incontestabile; ci sono casi, tuttavia, nei quali l&#8217;opportunità potrebbe essere quella di cambiare mestiere o quella di concedersi l&#8217;interessante esperienza di pranzare alla mensa della Caritas:  succede ogni giorno, di questi tempi, a parecchie persone in tutto il pianeta. Gli imbonitori lo sanno benissimo ma si attengono al copione del <strong>tutto va ben madama la marchesa</strong> e fanno il proprio mestiere in modo encomiabile; mai come quest&#8217;anno però ho percepito, in certi sguardi e in certi sorrisoni da b-movie, la stanchezza della recitazione. <a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=230" rel="attachment wp-att-230"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-230" title="cloud" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2011/10/cloud.jpg" alt="" width="250" height="352" /></a>Ammirevoli anche certe arditissime arrampicate sugli specchi finalizzate a spacciare per <strong>novità rivoluzionaria</strong> qualsiasi  minima variazione nelle caratteristiche del prodotto. In realtà a questa IBC novità tecnologiche ne abbiamo viste ben poche, com&#8217;era del resto logico e prevedibile. La nuvola, il <strong>cloud</strong>,  di conseguenza è stata la protagonista di millanta discorsi, presentazioni, forse anche brindisi. Trovo che il fenomeno sia parecchio preoccupante: quando la ricerca della novità induce a investire risorse ed energie in campagne di marketing finalizzate a pubblicizzare l&#8217;esistente come fosse una novità, c&#8217;è qualcosa che non gira come dovrebbe.  L &#8216; outsourcing è vecchio come il cucco, sono ormai anni che &#8211; per dire &#8211; affidiamo le nostre attività di comunicazione scritta a strutture esterne come G-mail, usiamo Flickr per fare editing sulle fotografie del compleanno , eccetera.  Era semplicemente inevitabile che, in periodo di vacche anoressiche, spuntassero come i funghi questi servizi esterni che di concettualmente innovativo non hanno proprio nulla. Una campagna di Visual Unity strategicamente affidata all&#8217;affissione sulle porte dei <strong>cessi</strong> della IBC, inoltre, aiutava a non dimenticare l&#8217;ovvio: il cloud, in molti casi, altro non è se non un ripiego da scegliere quando non ci sono quattrini perché inevitabilmente introduce anelli deboli in una catena (o la vogliamo chiamare <strong>filiera</strong>, che fa tanto figo?) che invece dovrebbe essere quanto più possibile sotto controllo ed esente da latenze e/o disfunzioni causate da terze parti in gioco. Nulla di male, questione di scelte;  però chiamatela delocalizzazione senza evocare immagini di nuvolette e angioletti con le alette: chi sceglie di usufruire di un servizio cloud conta di ridurre i costi non tanto alla voce &#8220;attrezzature&#8221; bensì alla voce &#8220;personale&#8221;, musse non ce n&#8217;è.<br />
E del resto, per come la vedo io, il nostro settore si trova a dover tentare di gestire <strong>due</strong> situazioni di crisi. Una, quella economica e finanziaria mondiale, generalizzata; la seconda, forse più preoccupante, legata per assurdo alla continua evoluzione tecnologica. Propongo la visione di un brevissimo clip video: si tratta di quaranta secondi girati in un pomeriggio piovoso, quando alla IBC erano in programma le dimostrazioni in esterno delle videocamere <strong>state-of- the art</strong>.  Passavo di lì dopo una birra, queste immagini sono state riprese con una fotocamera consumer Canon Powershot A1200 HD &#8220;entry level&#8221;, prezzo inferiore ai 100 euri, appoggiata alla ringhiera per aver modo di fumare una sigaretta in santa pace.</p>
<p>[youtube GSTqR95PXo4 nolink]</p>
<p>In questa surreale partita di beach-volley succede qualcosa di inatteso: la palla sfugge al controllo dei giocatori e per puro caso passa a pochi centimetri dalla mia fotocamera. In caso di impatto sarebbe stato un disastro, ma non è questo il punto. Il punto è che la mia postazione, scelta per caso, ha prodotto l&#8217;inquadratura più emozionante della partita con buona pace delle macchine professionali e degli operatori sicuramente espertissimi appostati dall&#8217;altra parte. La reazione spontanea della divertita ragazza bionda (&#8220;Quella macchinetta, con tutte &#8216;ste videocamere&#8230;&#8221;) è simpaticissima e a modo suo illuminante: quella macchinetta da <strong>meno di cento euri</strong>, in questo caso, ha prodotto un clip HD editabile (un reply slow-motion del quasi-impatto è una vera figata) e, se si fosse trattato di una partita importante, sicuramente commerciabile perché di qualità <strong>compatibile broadcast</strong>.</p>
<p><a href="//www.monitor-radiotv.it/wp1/?attachment_id=248" rel="attachment wp-att-248"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-248" title="images" src="//www.monitor-radiotv.it/wp1/wp-content/uploads/2011/10/images.jpg" alt="" width="225" height="225" /></a>Il fatto è che il gap fra le riprese realizzate con camere consumer e quelle prodotte dalle camere professionali si sta rapidamente restringendo. Un iPhone dotato di accessorio steady costituisce ormai in molti casi l&#8217;attrezzatura standard dei giornalisti di <strong>Al-Jazeera</strong>  che talvolta provvedono anche all&#8217; editing con l&#8217;aiuto di semplici &#8220;app&#8221; proposte da Avid e altri importanti player. In queste condizioni, con le attrezzature di postproduzione totalmente software-based e la standardizzazione che procede inevitabile togliendo spazi ai prodotti basati su standard proprietari, ebbene non occorre essere un genio per capire che il mercato di questi oggetti sta per essere rivoltato come un paio di calzini in tempi brevissimi. Il  dirigente di una &#8220;nota casa&#8221; giapponese, commentando questo fenomeno, ha ammesso che il problema esiste. Ma, ha aggiunto, i grandi broadcaster cercheranno sempre la massima qualità possibile e tutto sommato anche nel nostro settore <strong>you get what you pay for</strong>. Il che è incontestabile, ma il mercato non è fatto solo di emittenti pubbliche senza problemi contabili e di multinazionali con budget miliardari; in molti mercati operano broadcaster dotati della creatività e della fantasia necessarie per lavorare bene con mezzi tecnici <strong>validi ed economici</strong> come quelli che già adesso sono a disposizione di tutti anche attraverso eBay. E&#8217; la <strong>convergenza</strong>, bellezza, e dubito che bastino gli affannosi e quasi quotidiani annunci dell&#8217; ultimo sistema HD Stereo versione Plus DeLuxe Advanced a generare esigenze di rinnovo delle attrezzature tali da convincere gli operatori del settore, e gli utenti, a cestinare strumenti che funzionano benissimo &#8211; non in questo momento storico, almeno.<br />
Questo secondo aspetto dell&#8217;evoluzione del broadcast avrebbe comunque la possibilità di evolversi in processo virtuoso, se gestito con intelligenza da gente dotata di <strong>visione</strong> che opera in un ambiente culturalmente adeguato: si possono ipotizzare piccole emittenti a copertura regionale, tematiche, che producono news locali e fiction,  gestite con modalità da artigianato e non da multinazionale, che puntano sulla qualità della produzione e non sul duopolio tette-culi. Certo, nel nostro desolato e desolante paese può sembrare fantascienza; ma &#8211; che piaccia o no &#8211; forse la <strong><a href="http://www.decrescita.it/joomla/index.php/component/content/article/64-la-decrescita-sostenibile" target="_blank" rel="noopener noreferrer">decrescita sostenibile</a></strong> è l&#8217;unica alternativa all&#8217; implosione catastrofica che ogni giorno di più vediamo sempre più inquietante all&#8217;orizzonte.</p>
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