{"id":617,"date":"2013-08-23T12:36:58","date_gmt":"2013-08-23T11:36:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.monitor-radiotv.it\/wp\/?p=617"},"modified":"2019-11-15T10:00:07","modified_gmt":"2019-11-15T09:00:07","slug":"la-rivoluzione-del-video-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.monitor-radiotv.it\/w\/la-rivoluzione-del-video-digitale\/","title":{"rendered":"La rivoluzione del video digitale"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"\/\/www.monitor-radiotv.it\/wp\/wp-content\/plugins\/rss-poster\/cache\/77ca9_digital1.jpg\" align=\"right\" \/>L\u2019avvento del video digitale ha realmente rivoluzionato la produzione e la diffusione dei filmati professionali e amatoriali. Ma che differenza ha portato rispetto al video analogico. <b>In un articolo che sar\u00e0 pubblicato sulla rivista MonitoR in distribuzione all&#8217;<a href=\"http:\/\/www.ibc.org\" title=\"IBC Show\">IBC<\/a> e all&#8217;IBTS in settembre facciamo il punto della situazione. Ecco un estratto dell&#8217;incipit del lungo articolo.<\/b><br \/><i>Il video digitale \u00e8 un modo di trattare le immagini video in un formato digitale e non analogico. Il segnale stesso \u00e8 quindi rappresentato da sequenze opportunamente formattate di bit e l\u2019elaborazione, la connessione, la ripresa e la riproduzione avvengono secondo standard che nulla hanno a che vedere con il video analogico che lo ha storicamente preceduto. La diffusione del video digitale \u00e8 ormai quasi totale e il video analogico \u00e8 quasi scomparso sia in ambito professionale sia in ambito consumer.<\/i><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"\/\/www.monitor-radiotv.it\/wp\/wp-content\/plugins\/rss-poster\/cache\/d1822_digital2.jpg\" align=\"right\" \/><i>In ambito professionale, il primo tipo di interfaccia utilizzata, secondo la raccomandazione ITU-R BT.656, \u00e8 di tipo parallelo. I cavi erano costituiti da 11 doppini, 10 per ciascuno dei bit relativi all\u2019informazione video pi\u00f9 uno per il clock a 27 MHz. La raccomandazione prevedeva l&#8217;uso di connettori D-Sub a 25 contatti.<br \/>\nLa lunghezza del cavo era un fattore limitante di questo tipo di connessione, potendo raggiungere solo 50 m senza equalizzazione e 200 m con appropriata equalizzazione.<br \/>\nUn tipo di interfaccia pi\u00f9 evoluta, la SDI, specificata dalla stessa ITU-R BT.656 prevede invece l&#8217;uso dagli stessi cavi coassiali da 75 ohm utilizzati in ambito analogico. Questo semplifica grandemente l&#8217;integrazione tra i due tipi di segnale e riduce di molto i costi di cablaggio, nonch\u00e9 lo spazio e il peso dei cavi stessi. Per distanze lunghe, \u00e8 anche possibile il trasporto su fibra ottica<br \/>\nIn campo domestico e amatoriale, le interfacce pi\u00f9 comuni per il video digitale sono la FireWire e la pi\u00f9 recente HDMI, concepita in particolare per collegare televisori e monitor ad alta definizione.<\/i><\/p>\n<p>\n<b>L&#8217;ARTICOLO CONTINUA SU MONITOR A SETTEMBRE<\/b>\n<\/p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019avvento del video digitale ha realmente rivoluzionato la produzione e la diffusione dei filmati professionali e amatoriali. Ma che differenza ha portato rispetto al video analogico. In un articolo che sar\u00e0 pubblicato sulla rivista MonitoR in distribuzione all&#8217;IBC e all&#8217;IBTS in settembre facciamo il punto della situazione. 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