Bridge Technologies tra AI, software e nuovi workflow di produzione Bridge Technologies tra AI, software e nuovi workflow di produzione
Il settore broadcast sembra avere ormai abbastanza chiara la direzione della propria evoluzione tecnologica. Più difficile è stabilire con precisione quando questa trasformazione arriverà... Bridge Technologies tra AI, software e nuovi workflow di produzione

Il settore broadcast sembra avere ormai abbastanza chiara la direzione della propria evoluzione tecnologica. Più difficile è stabilire con precisione quando questa trasformazione arriverà a piena maturazione. È uno dei temi emersi a IBC 2026 nel corso di un incontro con Tim Langridge di Bridge Technologies, dedicato alle nuove soluzioni presentate ad Amsterdam e, più in generale, al momento attraversato dal mercato.

«Non è che non sappiamo dove stiamo andando: non sappiamo quando», osserva Langridge. Una sintesi efficace di una situazione nella quale tecnologie, strumenti e architetture sono già disponibili, mentre broadcaster e società di produzione devono ancora decidere tempi e modalità degli investimenti.

Dal monitoraggio alla produzione

Per Bridge Technologies l’evoluzione riguarda anche il progressivo ampliamento del proprio raggio d’azione. L’azienda, tradizionalmente conosciuta per le soluzioni di monitoring e analisi dei segnali, sta lavorando sempre più sull’integrazione tra produzione e contribution, estendendo il ruolo delle proprie tecnologie all’interno dell’intera catena operativa.

Tra le novità considerate particolarmente importanti figurano le nuove soluzioni legate alla famiglia di probe e a CMAP, indicate da Langridge come due elementi cruciali dell’offerta più recente.

Un altro tema sul quale Bridge Technologies intende porre maggiore attenzione è quello del playout, collegandolo alla presenza dell’azienda negli ambienti di produzione. È un’evoluzione che, secondo Langridge, non è ancora pienamente percepita dal mercato, ma che può assumere un’importanza crescente nella strategia dell’azienda.

Il broadcast diventa software

Alla base di questa trasformazione c’è un cambiamento ormai evidente nell’architettura delle infrastrutture broadcast. Il modello costruito attorno a dispositivi hardware dedicati sta progressivamente lasciando spazio a piattaforme software, server e ambienti nei quali le diverse funzioni possono essere implementate in maniera molto più flessibile.

«I nostri prodotti sono comunque basati sul software», sottolinea Langridge, facendo riferimento anche alle piattaforme DMF e alle soluzioni software come a una delle aree verso cui si sta dirigendo l’intero settore.

Il passaggio descritto è quello verso infrastrutture basate su grandi capacità di elaborazione e applicazioni software, piuttosto che sulla tradizionale associazione tra una determinata funzione e uno specifico apparato hardware.

È un cambiamento che riguarda non soltanto la tecnologia, ma anche il modo in cui broadcaster, service provider e società di produzione progettano gli investimenti. Le possibilità offerte dalle nuove architetture sono già concrete; ciò che rimane meno definito è la velocità con cui verranno adottate.

L’incognita dei tempi

Proprio questo sembra essere uno dei problemi principali del mercato attuale. Gli operatori conoscono in buona parte la direzione: infrastrutture IP, software-defined, virtualizzazione e progressiva integrazione dell’intelligenza artificiale. Ma l’incertezza economica e geopolitica rende più difficile stabilire quando avviare determinati progetti.

«Gli strumenti ci sono e la direzione c’è», osserva Langridge. Ciò che manca è una certezza sui tempi. Di conseguenza, alcune aziende preferiscono aspettare prima di effettuare investimenti significativi.

Una situazione particolarmente evidente anche sul mercato italiano, dove molti broadcaster e studi di produzione stanno cercando di comprendere quale sarà l’assetto tecnologico dei prossimi anni prima di prendere decisioni destinate inevitabilmente ad avere conseguenze sul lungo periodo.

AI: inevitabile, ma senza allarmismi

In questo scenario entra naturalmente anche l’intelligenza artificiale. È ormai difficile immaginare l’evoluzione del broadcast senza considerare l’AI come parte dei nuovi workflow, ma dalla conversazione con Langridge emerge anche un invito a distinguere le applicazioni concrete dalla componente più sensazionalistica che spesso accompagna il dibattito.

L’intelligenza artificiale deve ormai essere «al tavolo» quando si parla del futuro del settore. Allo stesso tempo, il broadcast utilizza da anni tecnologie riconducibili al machine learning e all’automazione. La questione quindi non è tanto stabilire se l’AI entrerà nei processi produttivi, quanto comprendere dove possa realmente generare valore e con quali tempi verrà integrata nelle attività quotidiane.

Per Bridge Technologies, come per buona parte dell’industria presente a IBC 2026, il futuro appare quindi sempre più legato a software, infrastrutture IP, capacità di elaborazione condivise e automazione intelligente.

La destinazione sembra abbastanza chiara. Rimane da capire quanto rapidamente il mercato deciderà di raggiungerla.

redazione milano