Fine ingloriosa per la presidenza di Donal Trump, che ha il sapore di una simbolica nemesi. In seguito alla tragicomica vicenda di Capitol Hill, con i sostenitori del presidente che hanno invaso la sede del Congresso, le piattaforme social hanno deciso di mettere al bando il Grande Twittatore, che proprio sull’uso spregiudicato dei social media ha costruito una parte consistente del proprio consenso elettorale.
Dopo il messaggio video in cui Trump esortava i propri sostenitori a resistere ai presunti brogli elettorali che avrebbero favorito la vittoria di Biden – video poi oscurato anche su YouTube – il presidente in carica degli Stati Uniti rischia di non avere più voce sui social.
Twitter ha prima oscurato il profilo del presidente per 12 ore, dopo aver rimosso tweet che contenevano violazioni inerenti delle proprie regole. Poi ha proceduto al ban definitivo sospendendo per sempre l’account, attualmente bloccato e non accessibile.
Dal canto suo Facebook ha impedito a Trump la pubblicazione di aggiornamenti sul proprio profilo per due settimane, dopo aver rimosso i post a sostegno dei rivoltosi.
In contemporanea anche Instagram lo ha bannato: la piattaforma si è allineata alla posizione di Facebook, bloccando il profilo di Trump per due settimane.
Il Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, ha motivato la decisione spiegando che c’era un “rischio troppo grande nel continuare a permettergli di usare i nostri servizi in un momento del genere”.
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