OPINIONI: AI nel broadcast, chi risponde di quello che va in onda OPINIONI: AI nel broadcast, chi risponde di quello che va in onda
Dopo l’articolo di Simen K.Frostad sul ruolo dell’Intelligenza Artificiale nel broadcast abbiamo ricevuto questo contributo di Rafael Patron, Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico AIPIA cha... OPINIONI: AI nel broadcast, chi risponde di quello che va in onda

Dopo l’articolo di Simen K.Frostad sul ruolo dell’Intelligenza Artificiale nel broadcast abbiamo ricevuto questo contributo di Rafael Patron, Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico AIPIA cha volentieri pubblichiano.

Nella produzione televisiva e radiofonica l’AI nel broadcast è già una presenza quotidiana: genera sottotitoli in diretta, taglia gli highlights di una partita, compila i metadati dell’archivio, a volte presta la voce a un promo. Il punto aperto, oggi, riguarda soprattutto chi firma l’uscita quando il sistema sbaglia.
La domanda arriva in regia prima che in consiglio di amministrazione, perché è lì che un errore diventa pubblico in pochi secondi.

Dove lavora già l’AI nel broadcast

Il resoconto che MonitoR ha dedicato all’edizione 2026 di IBC, ad Amsterdam, descrive un passaggio preciso. L’intelligenza artificiale è uscita dalle dimostrazioni da fiera ed entra nei flussi di produzione, insieme alle infrastrutture software-defined e al cloud. L’avvertenza che accompagna questo passaggio è netta: la tecnologia da sola non basta, servono flussi di lavoro sostenibili, persone qualificate e un modello economico che regga. Nello stesso resoconto compare un dato che chi gestisce un reparto tecnico conosce bene, cioè la crescita rapida della domanda di competenze sull’AI a fronte di profili ancora rari.

In una giornata tipo di un’emittente, i punti di contatto sono ormai molti. La trascrizione automatica alimenta i sottotitoli del telegiornale e le versioni accessibili dei programmi. I sistemi di gestione degli asset indicizzano ore di girato e propongono clip, parole chiave, nomi. Nello sport, montaggi automatici producono sintesi pronte per i social pochi minuti dopo il fischio finale. Le voci sintetiche, infine, stanno entrando nei promo, nelle traduzioni e nei contenuti per le piattaforme.

Ognuno di questi passaggi, preso da solo, fa risparmiare tempo. Messi in fila, formano una catena in cui è facile perdere di vista chi ha controllato cosa.

L’errore che nessuno ha firmato

Si immagini una diretta sportiva in una rete regionale. Il sottotitolo automatico trascrive male il cognome di un giocatore e, per venti minuti, la versione accessibile del programma lo ripete sbagliato. Nel frattempo il montaggio automatico degli highlights include un’azione annullata dall’arbitro, e il clip parte sui social dell’emittente prima che qualcuno lo riveda.

Nessuno dei due errori è grave in sé. Il problema emerge dopo, quando si cerca di capire chi doveva accorgersene: il tecnico di regia pensava che il controllo spettasse alla redazione web, la redazione si fidava del fornitore, il fornitore aveva consegnato uno strumento configurato secondo le indicazioni ricevute.

Simen K. Frostad, chairman di Bridge Technologies, lo ha scritto su queste pagine con una formula efficace: l’intelligenza artificiale merita un posto al tavolo, ma non a capotavola. Il suo ragionamento parte da un’osservazione semplice, che la velocità senza accuratezza non ha alcun valore, e arriva a una conseguenza organizzativa. Se l’AI è un partecipante al processo decisionale, qualcuno deve presiedere quel tavolo, e il suo nome va scritto prima della diretta, non dopo.

Cosa chiede l’AI Act a chi trasmette

Il Regolamento (UE) 2024/1689, l’AI Act, riguarda le emittenti soprattutto nel ruolo di deployer, cioè di organizzazioni che usano sistemi di AI nella propria attività. L’art. 50, par. 4, chiede a chi diffonde un deep fake, un contenuto audio, video o fotografico generato o manipolato che appare autentico, di dichiarare che è artificiale. Per le opere e i programmi evidentemente artistici, creativi, satirici o di finzione l’obbligo si riduce: basta segnalare l’esistenza del contenuto generato in un modo che non ostacoli la fruizione dell’opera. Il par. 5 aggiunge che l’informazione deve arrivare al pubblico in modo chiaro e distinguibile, al più tardi al momento della prima esposizione, e nel rispetto dei requisiti di accessibilità.

Per un palinsesto la differenza è concreta. Una voce sintetica in uno sketch comico si segnala con una nota discreta, mentre un’immagine ricostruita in un servizio di informazione richiede una dichiarazione esplicita. Qualcuno deve decidere in quale delle due categorie cade ogni contenuto, e deve farlo prima della messa in onda.

C’è poi l’art. 4, dedicato all’alfabetizzazione in materia di IA. Dopo le modifiche introdotte dal Regolamento (UE) 2026/1744, nella versione vigente fornitori e deployer adottano misure per svilupparla nel personale, tenendo conto di conoscenze, esperienza e contesto d’uso. In un’emittente il contesto d’uso è la regia, la sala montaggio, la redazione digitale.

Un posto al tavolo, con un nome accanto

La soluzione passa da una mappa. Si prende un flusso reale, per esempio la diretta del sabato, e si segnano i punti in cui interviene un sistema automatico: trascrizione, montaggio, grafica, pubblicazione sui social. Accanto a ogni punto va un responsabile con nome e cognome, che risponde del risultato qualunque sia la quota di lavoro svolta dalla macchina.

Poi servono soglie scritte. Quali contenuti possono uscire senza revisione, per esempio i sottotitoli di un programma registrato già controllato, e quali passano sempre da una persona: i nomi propri in diretta, i clip di episodi arbitrali, qualsiasi volto o voce ricostruiti. La scheda deve indicare anche chi può spegnere il sistema e come si torna alla procedura manuale, con il tempo necessario per farlo.

Un registro essenziale completa il quadro. Errori segnalati, interventi, sospensioni, modifiche alla configurazione concordate con il fornitore.

Quando un telespettatore, un’autorità o un partner commerciale chiede spiegazioni, quelle righe valgono più di qualsiasi rassicurazione.

Dalla regia ai profili professionali dell’AI

I lettori di MonitoR, broadcaster, produttori di apparati, agenzie e distributori di contenuti, vivono ogni giorno questa trasformazione dal lato delle macchine. L’Associazione Italiana Professionisti dell’Intelligenza Artificiale (AIPIA), ente no profit indipendente con sede a Roma, la osserva dal lato di chi progetta, integra e governa i sistemi di AI nelle organizzazioni. I due mondi si incontrano esattamente nel punto descritto sopra: il tecnico conosce la catena del segnale, il professionista dell’AI sa dove un modello tende a sbagliare e quali controlli servono.

Per dare un nome a questi ruoli, AIPIA indica come riferimento la norma UNI 11621-8 sui profili professionali dell’AI, pubblicata il 30 aprile 2026, che descrive dodici profili, dal Chief AI Officer all’AI Consultant, dal Data Scientist al Security Specialist. La certificazione la rilascia un organismo di terza parte accreditato, e AIPIA propone percorsi formativi allineati. Per un’emittente che deve scegliere a chi affidare la supervisione di un sistema di sottotitolazione o di montaggio automatico, sapere che esistono profili definiti da una norma tecnica rende la scelta meno affidata all’intuito.

Il terreno comune è la formazione. Un modulo pensato per tecnici di regia, redattori digitali e responsabili di palinsesto, costruito su casi reali di produzione, risponderebbe insieme alla carenza di competenze emersa a IBC e alle misure di alfabetizzazione previste dall’art. 4.

La prova della prossima diretta

Prima della prossima trasmissione in diretta, ogni responsabile tecnico può fare un controllo di pochi minuti. Individuare i sistemi automatici coinvolti, scrivere accanto a ciascuno il nome di chi ne risponde, stabilire quale contenuto sintetico andrebbe dichiarato al pubblico e verificare che qualcuno sappia spegnere il sistema senza interrompere il programma.

Se una di queste quattro righe resta vuota, il posto a capotavola è già occupato dalla macchina.

Rafael Patron, Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico AIPIA

redazione milano