Sony a IBC 2026: produzione live sempre più software-defined
CloudLive ProductionProduzione AudioProduzione VideoRiprese VideoTecnologietelecameretelecamere PTZ 22 Settembre 2026 redazione milano
Sony ha portato a IBC 2026 di Amsterdam un ampio ventaglio di novità per la produzione live, il broadcasting, il news gathering, il cinema e la creazione di contenuti immersivi.
Al centro della proposta c’è la progressiva evoluzione verso workflow software-defined, nei quali infrastrutture hardware, software, cloud e data centre vengono integrate in un unico ambiente operativo, mantenendo al tempo stesso la familiarità degli strumenti tradizionali di produzione.
Un’evoluzione che, come ha sottolineato Benito Manlio Mari di Sony nel corso dell’incontro a IBC, non riguarda soltanto la tecnologia. L’introduzione di nuove piattaforme comporta infatti anche un cambiamento nelle competenze richieste agli operatori e nelle modalità con cui le organizzazioni affrontano la produzione. Per questo, secondo Mari, è importante procedere in maniera graduale, iniziando eventualmente da realtà o progetti circoscritti e accompagnando l’innovazione con un adeguato percorso di formazione.
Tra le principali novità figurano le nuove system camera R-Series, le telecamere PTZ dotate di funzionalità AI Auto-Framing, le soluzioni Networked Live e Software Defined Broadcast, oltre agli sviluppi dedicati alla produzione cinematografica, virtuale e immersiva.
PTZ e intelligenza artificiale
Sul fronte delle telecamere PTZ, Sony ha presentato BRC-AM7 e il nuovo modello SRG-AS10, affiancati da SRG-XS10. Particolare attenzione è stata riservata alle tecnologie di auto-tracking e auto-framing, sempre più integrate nei workflow per la produzione live.
Mari ha evidenziato come l’evoluzione delle PTZ non riguardi soltanto l’introduzione dell’intelligenza artificiale, ma anche aspetti apparentemente più tradizionali come la qualità e la precisione dei motori di movimento. L’obiettivo è ottenere movimenti sempre più naturali e un auto-framing capace di avvicinarsi al comportamento di un operatore.
Tra le dimostrazioni R&D viste allo stand figurava inoltre una configurazione basata sul mixer MLS-X1, capace di seguire automaticamente soggetti selezionati e generare contemporaneamente feed verticali in formato 9:16, pronti per la distribuzione sui social media.
BRC-AM7 è stata mostrata con il firmware 3.1, che migliora le prestazioni del tracking e introduce la modalità Ball Sports, sviluppata in particolare per seguire l’azione in discipline sportive come il basket.
Più in generale, parlando di AI, Mari ha invitato a distinguere le applicazioni concrete dall’enfasi che spesso accompagna questo termine. L’intelligenza artificiale diventa realmente interessante quando può essere inserita in un workflow per automatizzare operazioni specifiche, semplificare il lavoro degli operatori o rendere possibili produzioni che altrimenti richiederebbero maggiori risorse.
Verso la produzione software-defined
Una parte importante della presenza Sony a IBC 2026 è stata dedicata alla trasformazione delle infrastrutture broadcast verso modelli software-defined.
Le tecnologie Dynamic Media Facility (DMF) e MXL, sviluppate anche nell’ambito della collaborazione con EBU, puntano a facilitare la migrazione delle soluzioni di produzione verso ambienti software, cloud e data centre.
L’approccio consente di realizzare produzioni nel cloud mantenendo modalità operative familiari agli operatori abituati alle tradizionali console hardware. In questo modo è possibile far convivere infrastrutture software-defined e sistemi di produzione esistenti, accompagnando gradualmente broadcaster e service provider verso architetture più distribuite e flessibili.
È proprio la gradualità uno degli aspetti sottolineati da Mari. Il passaggio verso piattaforme virtualizzate richiede infatti non soltanto nuovi strumenti, ma anche nuove professionalità. Le aziende devono quindi decidere se sviluppare internamente queste competenze attraverso la formazione oppure acquisirle inserendo nuove figure professionali.
All’interno dell’ecosistema Networked Live trovano spazio anche le tecnologie di media processing di Nevion, con piattaforme come Virtuoso, MOXELA e VideoIPath, che permettono di affrontare workflow di dimensioni differenti e di orchestrare le risorse di produzione all’interno di infrastrutture sempre più distribuite.
Per Sony, ha spiegato Mari, il valore di queste tecnologie emerge soprattutto dalla loro integrazione: non si tratta più semplicemente di proporre singoli prodotti, ma di mettere a disposizione componenti che possano dialogare all’interno di un unico ecosistema.
Nuove soluzioni per la produzione live
La nuova R-Series rappresenta l’ultima generazione delle system camera broadcast Sony ed è stata presentata insieme alle soluzioni PTZ basate sull’intelligenza artificiale e alle tecnologie dedicate all’automazione delle riprese.
L’obiettivo è consentire l’integrazione di tracking automatico, auto-framing e gestione intelligente delle camere all’interno di workflow live di diversa complessità, riducendo alcune delle operazioni manuali necessarie durante la produzione.

Sony ha mostrato inoltre HawkREPLAY, soluzione dedicata al replay che mette a disposizione funzioni di zoom e gestione degli hold keyframe, e HawkNEST, sviluppato per velocizzare la creazione di contenuti verticali in formato 9:16.
Quest’ultimo aspetto riflette una tendenza sempre più evidente nella produzione live: la necessità di realizzare, a partire dallo stesso evento, contenuti destinati contemporaneamente alla televisione tradizionale e alle piattaforme social.
Produzione remota e nuovi format
Un altro tema affrontato da Mari riguarda l’espansione della produzione remota verso applicazioni che non appartengono necessariamente al broadcasting tradizionale.
Un esempio è rappresentato dalle soluzioni Sony per podcast e talk show, nelle quali telecamere, audio e sistemi di controllo possono essere integrati attraverso gli SDK messi a disposizione dall’azienda. Automazione e controllo remoto consentono così di creare configurazioni relativamente semplici, ma capaci di offrire elevata qualità audio e video.
La stessa infrastruttura può essere utilizzata per la registrazione, il live streaming e la successiva post-produzione. Secondo Mari, questo tipo di applicazioni dimostra come tecnologie nate o sviluppate per il broadcast possano essere adattate a nuovi modelli produttivi, riducendo la complessità tecnica richiesta all’utilizzatore.
Cinema, virtual production e contenuti immersivi
IBC è stata anche l’occasione per mostrare come i confini tra broadcast, cinema e produzione immersiva stiano diventando sempre meno netti.
Nel corso dell’intervista Mari ha richiamato l’attenzione sull’evoluzione della famiglia VENICE, sulle tecnologie legate ai sensori di grande formato e sulle possibilità offerte dalla virtual production.
Sony sta inoltre lavorando su sistemi di visualizzazione e tracking destinati ad applicazioni immersive, museali e professionali. Tra le tecnologie mostrate figurano sistemi stereoscopici e soluzioni capaci di ricostruire la prospettiva geometrica dell’immagine in funzione della posizione dell’osservatore.
Interessante anche il tema della creazione di asset tridimensionali. Sony sta sviluppando strumenti che semplificano la cattura degli oggetti reali e la loro trasformazione in contenuti 3D, sfruttando acquisizione fotografica, elaborazione cloud ed esportazione verso ambienti come Unreal Engine.
Si tratta di un ulteriore esempio della convergenza sottolineata da Mari: tecnologie di acquisizione, elaborazione e visualizzazione che in passato appartenevano a mondi distinti stanno progressivamente entrando nello stesso workflow.
Un ecosistema sempre più integrato
Nel complesso, la presenza Sony a IBC 2026 ha mostrato una direzione precisa: far convergere telecamere, processing, reti IP, software, cloud e strumenti di automazione in un ecosistema nel quale le risorse di produzione possano essere utilizzate e gestite indipendentemente dalla loro collocazione fisica.
Dalle considerazioni di Benito Manlio Mari emerge però anche un secondo aspetto: la trasformazione tecnologica deve procedere insieme a quella organizzativa. Virtualizzazione, produzione remota e intelligenza artificiale richiedono nuove competenze e, in alcuni casi, nuove figure professionali.
Più che una sostituzione improvvisa delle infrastrutture broadcast tradizionali, quella proposta da Sony appare quindi come una transizione progressiva verso produzioni più distribuite, automatizzate e software-defined, nella quale hardware e software continuano a convivere e il vero valore deriva soprattutto dalla loro integrazione.
Le videocamere PXW-Z300 e PXW-Z200 sono state mostrate con le versioni più recenti del software e con funzionalità applicabili anche a scenari di produzione differenti dal news gathering tradizionale, compreso il live streaming.
Nell’ambito dei workflow dedicati all’autenticità dei contenuti, Sony e Reuters hanno inoltre presentato una dimostrazione basata sull’utilizzo di informazioni di autenticità integrate nel processo produttivo.
Sistema audio wireless DWX
A IBC 2026 ha debuttato anche la quarta generazione del sistema digitale wireless DWX, con i modelli DWT-B40 e DWR-R40Q.
Il sistema integra una funzione di registrazione interna di backup a 32 bit float, non attualmente supportata in Nord America, oltre a trasmissione audio professionale e procedure di configurazione semplificate. La piattaforma è destinata a diversi scenari di produzione, dalle applicazioni broadcast agli eventi e alla produzione live.
Cinematic Live e produzione cinematografica
Sony ha ampliato a IBC anche la propria proposta per il Cinematic Live, con configurazioni basate su camere Cinema Line e HDC dotate di color matching.
Tra le novità del comparto Digital Imaging e Cinema Line figurano la camera FX5 e il blocco sensore RIALTO 65, che amplia le possibilità della VENICE 2 portandola al formato 65 mm.
La FX5 utilizza un nuovo sensore CMOS stacked, mentre i nuovi monitor DP7 e DP5 integrano funzionalità per la riproduzione accurata del colore e il controllo remoto delle camere.
L’aggiornamento di Monitor & Control introduce il monitoraggio dell’esposizione EL Zone e il controllo multicamera per i contenuti verticali. Catalyst Prepare 3.0 aggiunge il supporto ai formati X-OCN C1/C2, la selezione delle clip basata sui metadati e nuove funzioni di stabilizzazione dell’immagine.
Sony ha inoltre presentato FE 8-14mm F3.5 Fisheye G, il primo obiettivo zoom fisheye dell’azienda. Utilizzato con VENICE Extension System Mini, consente una distanza dell’asse ottico di 64 mm per applicazioni di imaging stereoscopico.
Produzione virtuale e contenuti spatial
Nell’ambito della produzione immersiva Sony ha mostrato OCELLUS, il sistema di camera tracking presentato nella versione 2.0, insieme a Crystal LED VERONA. CAPRI è stato invece presentato separatamente.
La versione 2.0 di OCELLUS introduce funzionalità di calibrazione delle ottiche e misurazione automatica degli offset, consentendo di determinare la relazione posizionale tra camera e sensore di tracking.
La piattaforma XYN™ Spatial Capture permette di acquisire ambienti reali e trasformarli in asset 3D destinati alla produzione virtuale. Sony ha mostrato il processo di trasformazione degli ambienti acquisiti in scene 3D utilizzabili come background fotorealistici.
Workflow e applicazioni
Le tecnologie presentate nello stand Sony sono state organizzate anche attraverso dimostrazioni dedicate a specifici scenari applicativi, tra cui Cinematic Live, studi AR e IP Broadcast, produzione immersiva, streaming basato sull’intelligenza artificiale e podcasting.
La combinazione di camere, sistemi di produzione, infrastrutture IP, software di gestione e strumenti basati sull’intelligenza artificiale evidenzia l’evoluzione dell’offerta Sony verso workflow in cui acquisizione, produzione, gestione dei media e distribuzione possono essere integrati tra sistemi locali e infrastrutture software-defined.
Stand e materiali riciclati
Sony ha inoltre applicato al proprio spazio espositivo il programma ambientale Road to Zero, utilizzando pannelli Polygood® realizzati con plastica riciclata proveniente anche da dispositivi medicali recuperati e materiali derivanti dagli imballaggi alimentari.
Gli elementi dello stand sono stati progettati per un riutilizzo superiore a tre anni. Il 2026 rappresenta il secondo anno di utilizzo della configurazione, nell’ambito di un approccio orientato al riutilizzo delle strutture e alla riduzione dell’impiego di nuove materie prime.












