OPINIONI: l’Intelligenza Artificiale merita un posto al tavolo, non il controllo
AI Intelligenza ArtificialeAttualitàMediaProduzione Video 17 Settembre 2026 Simen K Frostad
Simen K Frostad, Chairman di Bridge Technologies interviene su un tema al centro del dibattito in ogni ambito dello sviluppo tecnologico: l’Intelligenza Artificiale
La retorica che circonda l’intelligenza artificiale è singolare. Il dibattito pubblico è dominato da previsioni catastrofiche, eppure le aziende tecnologiche continuano a imporre l’IA nei flussi di lavoro, utilizzando poi le statistiche di utilizzo come prova dell’esistenza di una domanda. È un approccio sbagliato. E non soltanto perché le aziende hanno una responsabilità nei confronti dei propri dipendenti — anche se certamente ce l’hanno. È soprattutto una questione di strategia.
Alcuni dei nomi più importanti dei settori automobilistico, tecnologico e del marketing hanno già dovuto ri-assumere, senza troppo clamore, gli ingegneri precedentemente allontanati dopo il fallimento delle loro strategie legate all’IA. E lo hanno fatto sostenendo costi considerevoli. Tuttavia, negare che l’intelligenza artificiale abbia un ruolo sarebbe altrettanto insensato: sarebbe una nuova forma di luddismo. È necessario trovare un equilibrio.
La domanda è quale forma debba assumere questo equilibrio. Ethan Mollick, ricercatore nel campo dell’IA e autore di Co-Intelligence, sostiene da tempo che il modo più efficace di utilizzare l’intelligenza artificiale sia considerarla un partner con cui sviluppare il pensiero, e non un sostituto del giudizio umano. Come afferma: «Invitate sempre l’IA al tavolo». Non perché abbia tutte le risposte, ma perché pone domande diverse, mette in luce presupposti nascosti e amplia lo spettro delle possibilità.
La strategia ha sempre tratto beneficio dalla presenza di punti di vista differenti, e l’intelligenza artificiale rappresenta un’ulteriore prospettiva da prendere in considerazione. Il punto fondamentale è che l’IA abbia un posto al tavolo, senza però sedere a capotavola. Devono essere le persone a valutare i compromessi, applicare il contesto e prendere le decisioni.
«Il punto fondamentale è che l’IA abbia un posto al tavolo, senza però sedere a capotavola. Devono essere le persone a valutare i compromessi, applicare il contesto e prendere le decisioni».
La velocità, se non è accompagnata dall’accuratezza, non ha alcun valore. Tuttavia, la pressione esercitata sulle organizzazioni affinché procedano rapidamente è reale e gli strumenti di intelligenza artificiale saranno fondamentali per stare al passo con le crescenti esigenze della produzione live. Ma, come ricorda un vecchio proverbio inglese, più ci si affretta, più si rischia di rallentare.
Prendiamo, per esempio, i digital twin, ovvero i modelli virtuali di reti e altri sistemi. Fin qui tutto bene. Ma come possiamo sapere se i risultati ottenuti sono reali e non frutto di un’allucinazione dell’IA? Occorre garantire che i dati di origine siano solidi e affidabili. Inoltre, i risultati devono essere interpretati da persone dotate di autentiche competenze, non semplicemente attraverso il riconoscimento automatico di schemi ricorrenti.
Consideriamo anche i flussi di produzione. La regolazione automatizzata delle telecamere può sembrare efficiente, almeno fino a quando il sistema non uniforma tutte le immagini su una tonalità di blu. L’IA non sa che non vogliamo vedere campi da calcio blu. Per questo motivo dobbiamo impiegarla per sostenere il processo decisionale umano, non per aggirarlo.

Questo principio è alla base della filosofia di Bridge Technologies e riguarda ogni ambito, dalle assunzioni alla progettazione dei prodotti, fino alla strategia aziendale. Gli strumenti devono potenziare i processi umani, non automatizzarli completamente. Quando le persone smettono di esercitare le proprie capacità di comprensione, queste finiscono per atrofizzarsi.
È per questo che sosteniamo la formazione continua in campo ingegneristico, crediamo fermamente nel talento e nel valore del nostro team e progettiamo strumenti che rispettino e valorizzino anche le competenze delle squadre di lavoro delle emittenti.
















