The biggest IBC ever (prima parte)
Articoli 2011-2014 21 Settembre 2012 redazione milano
È bastato qualche centinaio di presenze in più rispetto ai 50mila dell’anno passato per far dire agli organizzatori dell’evento di Amsterdam che l’edizione che si è appena conclusa è stata la più grande di sempre.
Come ha dichiarato anche Michael Crimp, ceo dell’IBC, il fatto che si sia riusciti ad attirare un numero record di visitatori nonostante la precaria situazione economica mondiale è una chiara dimostrazione che, dopo tutto, l’IBC è considerato dagli operatori un appuntamento di rilievo.
Se l’incremento del numero di visitatori è stato minimo, più consistente è stato l’aumento degli espositori che quest’anno hanno superato quota 1.400 rendendo necessario l’allestimento di un nuovo padiglione interamente dedicato al Connected World, vale a dire la distribuzione del video su Internet o dispositivi mobile. Il numero di espositori è paragonabile a quello del NAB di Las Vegas e questo fa sì che il rapporto fra visitatori ed espositori sia quasi di 2 a 1 garantendo quindi una maggiore possibilità di scambio di informazioni.
La crisi economica si è però riflessa nell’offerta delle aziende che, salvo rare eccezioni, si sono limitate a proporre prodotti che di realmente innovativo avevano ben poco, preferendo porre maggior risalto sul tema sempre più sentito della riduzione dei costi di produzione. Sentire i rappresentanti di aziende come Quantel o Snell sostenere che i loro prodotti non sono poi così dispendiosi può far sorridere, ma rispetto a qualche anno fa è pur vero che anche loro hanno dovuto adattarsi alla mutata situazione del mercato, riducendo sensibilmente i prezzi. 
Come era già successo al NAB, la bolla del 3D si è un po’ sgonfiata: erano ben poche le novità per la produzione e la post-produzione di video in stereo 3D e anche in questo caso si trattava per lo più di raffinamenti di prodotti esistenti. Il problema è sempre lo stesso: fin quando non saranno disponibili televisori capaci di visualizzare immagini tridimensionali di buona qualità che non richiedano l’impiego di occhiali è ben difficile che il 3D possa avere una larga diffusione e non sembra proprio che i tempi possano essere brevi.
Più promettente potrebbe essere il futuro del video in formato 1080 progressivo a 50 o 60 frame per secondo.
Come ha fatto osservare Robert Rowe, chief technological officer di Snell nel corso della conferenza stampa, con le tecnologie in uso oggi occorre convertire diverse volte il segnale video da progressivo a interlacciato e viceversa, partendo dal segnale progressivo generato internamente dalla telecamera per finire con un segnale progressivo necessario per pilotare il display dei moderni televisori. 
Inoltre, secondo un recente studio dell’EBU/SMPTE citato da Rowe, passare dal video 1080i a 25 fps al video 1080p a 50 fps non comporta un raddoppio delle risorse necessarie per l’archiviazione e la distribuzione ma può anche risultare in una loro riduzione, questo perché i metodi di compressione correntemente utilizzati garantiscono una maggiore efficienza quando si tratta di comprimere materiale in formato progressivo.
Come conseguenza, per trasmettere il video in formato 1080p a 50 fps sarebbe quindi sufficiente la stessa banda richiesta oggi per la diffusione del video in HD.
Il passaggio dal video interlacciato al progressivo raddoppiando il frame rate significa migliorare sensibilmente la qualità delle immagini in movimento, miglioramento che però solo una piccola parte dei telespettatori può essere in grado di apprezzare, senza contare che i film continuano a essere prodotti a 24 fps. In sostanza, il video progressivo è un’ottima cosa, ma ben difficilmente può avere lo stesso appeal sul grande pubblico che ha il video in 3D.
redazione milano
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