The biggest IBC ever (seconda parte)
Articoli 2011-2014 21 Settembre 2012 redazione milano
Sicuramente più di impatto sull’audience può essere un aumento della risoluzione delle immagini, la cosiddetta UHDTV con risoluzione di 4K e 8K. Proprio questo è ciò che sostiene Katsunory Yamanouchi, il nuovo vice presidente della divisione europea Professional Solutions della Sony, secondo il quale i telespettatori non possono ritenersi soddisfatti della qualità offerta dal video in HD. In questo caso, il problema maggiore è però quello della banda necessaria per la trasmissione: utilizzando i codec correnti, per garantire una qualità adeguata in 4K occorre utilizzare circa 50 Mbps, valore scelto da Sony per la dimostrazione delle trasmissioni di video live da satellite visibili presso il proprio stand e quello della SES, azienda che ha messo a disposizione un trasponder di uno dei propri satelliti Astra.
Utilizzando il nuovo codec HEVC (High Efficiency Video Codec), attualmente in avanzata fase di standardizzazione, si prevede di poter ridurre il bitrate a circa 20 Mbps rendendo così possibile anche la trasmissione in digitale terrestre, almeno in quei Paesi dove l’etere non è così affollato come da noi.
A giudicare da quanto si poteva vedere allo stand della EBU, ci si può spingere anche oltre: alcune sequenze riprese in formato 4K erano addirittura compresse a un misero valore di 2,5 Mbps e la qualità delle immagini non era poi troppo differente da quella che oggi possiamo vedere sui nostri televisori HD.
Resta il dubbio di quanti possano essere i telespettatori in grado di permettersi un televisore come il Bravia da 84 pollici utilizzato da Sony per le presentazioni, praticamente il minimo sindacale necessario per poter apprezzare appieno la risoluzione delle immagini in 4K: oltre al costo, c’è da considerare l’ingombro non indifferente. Nonostante ciò, anche tra i broadcaster c’è chi è convinto che il 4K non sia poi così lontano da venire: la brasiliana Rede Globo ha già utilizzato le telecamere F65 della Sony per le riprese in 4K dell’ultimo Carnevale e si sta preparando per riprendere in questo formato le partite dei campionati mondiali di calcio del 2014.
Un altro argomento caldo di questa edizione dell’IBC è stato quello del cosiddetto secondo schermo al quale era peraltro dedicato il nuovo padiglione del Connected World. In realtà, bisognerebbe parlare di secondi schermi vista la proliferazione di dispositivi diversi che sono oggi in grado di visualizzare immagini televisive utilizzando standard più o meno proprietari. 
Proprio qui sta il problema: se un broadcaster volesse raggiungerli tutti, si troverebbe a dover riconfezionare i propri contenuti in una miriade di formati diversi. La soluzione potrebbe essere il formato di compressione MPEG DASH (Dynamic Adaptive Streaming over HTTP) al cui sviluppo hanno contribuito nomi del calibro di Apple, Adobe e Microsoft e vede coinvolte praticamente tutte le più importanti aziende che operano nel settore dello streaming video. Il formato è stato standardizzato alla fine dello scorso anno e le Olimpiadi di Londra sono state l’occasione scelta per il primo test su larga scala realizzato dalla rete televisiva belga VRT in collaborazione con l’EBU. Quel che non è ancora chiaro è se si dovranno pagare royalty per l’utilizzo di questo nuovo standard, condizione che potrebbe rappresentare un serio ostacolo alla sua diffusione.
redazione milano
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