Autoradio a rischio? L’allarme di Confindustria Radiotv sulla radio in auto Autoradio a rischio? L’allarme di Confindustria Radiotv sulla radio in auto
In occasione della Giornata Mondiale della Radio, Confindustria Radio Televisioni ha acceso i riflettori su un tema che tocca da vicino l’intero ecosistema broadcast:... Autoradio a rischio? L’allarme di Confindustria Radiotv sulla radio in auto

In occasione della Giornata Mondiale della Radio, Confindustria Radio Televisioni ha acceso i riflettori su un tema che tocca da vicino l’intero ecosistema broadcast: la progressiva scomparsa dell’autoradio tradizionale dai veicoli di nuova generazione. Non si tratta di un fenomeno improvviso, ma di un cambiamento strutturale legato all’evoluzione dell’infotainment automotive e alla crescente centralità delle piattaforme connesse.

Un mezzo ancora centrale

In Italia la radio mantiene una forza straordinaria: milioni di ascoltatori quotidiani e una quota rilevantissima di fruizione in mobilità. L’auto resta il primo luogo d’ascolto. È qui che la radio esprime una delle sue caratteristiche distintive: immediatezza, gratuità, accessibilità universale, capacità di accompagnare l’utente senza distrazioni visive.

Proprio per questo l’eventuale eliminazione del ricevitore FM/DAB dai cruscotti non è una questione nostalgica, ma industriale e strategica. Se la radio esce dall’interfaccia primaria del veicolo, rischia di diventare una “app tra le altre”, subordinata a logiche commerciali e algoritmiche che non le appartengono.

Cosa sta cambiando nelle auto

Negli ultimi anni l’industria automobilistica ha accelerato verso sistemi di infotainment sempre più integrati, dominati da grandi schermi touch, connettività permanente e servizi in abbonamento. In questo contesto, alcuni costruttori hanno iniziato a ridurre o eliminare il ricevitore radio tradizionale, privilegiando lo streaming via Internet.

Un caso spesso citato è quello di Tesla, che in alcune versioni di Tesla Model 3 e Tesla Model Y ha rimosso la radio AM/FM, puntando su servizi digitali e connettività dati. Il messaggio implicito è chiaro: l’audio diventa un servizio IP, non più un’infrastruttura broadcast.

Il tema non è tanto la presenza del DAB+ — che nelle auto dotate di autoradio è ormai ampiamente diffuso, anche grazie all’impulso di WorldDAB — quanto il fatto che alcune vetture possano non montare affatto un ricevitore radio.

Il nodo normativo

A livello europeo, l’Electronic Communications Code prevede che, se un veicolo è dotato di autoradio, questa debba supportare la radio digitale terrestre (DAB+). Tuttavia non esiste un obbligo generale che imponga la presenza di un ricevitore radio su tutte le auto nuove. È una distinzione sottile ma decisiva: l’obbligo vale “se c’è l’autoradio”, non “per tutte le auto”.

È proprio su questa lacuna che si concentra l’allarme del settore. Anche Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha in passato richiamato l’attenzione sul ruolo della radio come strumento essenziale di informazione e servizio pubblico, in particolare in situazioni di emergenza.

Perché la radio in auto è un tema strategico

La radio broadcast ha alcune caratteristiche uniche: funziona senza connessione dati, non consuma traffico, è resiliente nelle emergenze, garantisce copertura capillare. In un contesto in cui le reti mobili possono congestionarsi o risultare instabili, il segnale terrestre resta una infrastruttura robusta.

Se l’accesso alla radio dipende esclusivamente da piattaforme IP o da ecosistemi proprietari, si introduce un elemento di intermediazione che può limitare visibilità, accesso diretto e neutralità. Per l’industria radiofonica questo significa potenziale perdita di centralità, ma anche ridefinizione del modello distributivo.

Uno scenario da governare

L’allarme lanciato da Confindustria Radiotv non è contro l’innovazione — che anzi il settore sta abbracciando con DAB+, hybrid radio e integrazione IP — ma a favore della presenza garantita della radio nei veicoli. Il punto non è scegliere tra broadcast e streaming, ma assicurare che la radio resti facilmente accessibile, con un’interfaccia dedicata e non relegata a funzione secondaria.

In gioco non c’è solo un’abitudine di ascolto, ma l’equilibrio tra piattaforme globali e media locali, tra servizi proprietari e infrastrutture aperte. Per un Paese come l’Italia, dove l’auto è ancora il cuore dell’ascolto radiofonico, la questione è tutt’altro che marginale.

Brochure-RadioInAuto

redazione milano