Dopo IBC2026: AI, creator e software ridisegnano il media & entertainment
AI Intelligenza ArtificialeLive ProductionOTTProduzione Video 29 Settembre 2026 redazione milano
Dalle notizie, dalle analisi e dagli approfondimenti pubblicati da IBC dopo la chiusura di IBC2026 emerge un quadro interessante, soprattutto per chi quest’anno non ha potuto essere ad Amsterdam. Il cambiamento in corso nel media & entertainment non riguarda più soltanto l’adozione di nuove tecnologie, ma investe direttamente il modo in cui i contenuti vengono prodotti, distribuiti, fruiti e valorizzati.
Intelligenza artificiale, infrastrutture software-defined, personalizzazione, creator economy e crescita della produzione digitale stanno modificando un ecosistema nel quale i modelli tradizionali devono confrontarsi con nuovi canali, nuovi pubblici e nuove modalità di accesso ai contenuti.
I creator entrano nel sistema dei media
Uno dei segnali più evidenti riguarda la crescente centralità dei creator, particolarmente evidente nel mondo dello sport. Secondo un’analisi pubblicata da IBC, l’approccio adottato dalla FIFA durante l’estate ha mostrato come l’accesso dei creator ai grandi eventi sportivi possa trasformarsi da semplice iniziativa promozionale a vero e proprio strumento strutturale di comunicazione e coinvolgimento del pubblico.
Il rapporto diretto che i creator mantengono con le proprie community attraverso social media e piattaforme digitali amplia infatti il numero di soggetti in grado di raccontare un evento. Allo stesso tempo modifica, almeno in parte, il tradizionale ruolo di intermediazione svolto dai media tra l’evento e il pubblico. Una trasformazione particolarmente significativa nello sport, dove la quantità di contenuti prodotti continua a crescere rapidamente.
LA28: oltre 14.000 ore di contenuti
I Giochi Olimpici di Los Angeles 2028 rappresentano probabilmente uno degli esempi più significativi di questa crescita. Olympic Broadcasting Services (OBS) prevede una produzione ancora superiore a quella di Parigi 2024, dove erano state realizzate circa 11.000 ore di contenuti, a fronte di 3.400 ore di competizioni, con circa 1.000 sistemi camera e il coinvolgimento di 8.000 persone provenienti da 106 Paesi.
Per LA28 si parla di 12.000 atleti, 36 discipline e oltre 14.000 ore di contenuti. Ma non è soltanto la dimensione della produzione a cambiare. OBS sottolinea infatti come una parte consistente del pubblico olimpico non sia composta da appassionati abituali di sport.
A Parigi quasi cinque miliardi di persone hanno seguito i Giochi attraverso le piattaforme digitali e, secondo quanto riferito da OBS, oltre la metà apparteneva alla categoria degli spettatori occasionali. Diventa quindi necessario non soltanto produrre di più, ma sviluppare formati e strategie di distribuzione capaci di raggiungere pubblici differenti rispetto a quello sportivo tradizionale.
Software-defined: produrre di più con infrastrutture più flessibili
La crescita dei volumi produttivi deve però fare i conti con la necessità di contenere costi, consumi e complessità infrastrutturale. In questo scenario, uno dei temi ricorrenti di IBC2026 è stato quello delle infrastrutture software-defined, considerate una possibile risposta alla combinazione tra aumento della produzione, workflow distribuiti, necessità di maggiore flessibilità e obiettivi di sostenibilità.
La questione, tuttavia, non riguarda soltanto la disponibilità della tecnologia. Adottare un’infrastruttura software-defined significa modificare anche i processi operativi e acquisire familiarità con ambienti nei quali molte funzioni precedentemente affidate ad hardware dedicato vengono implementate attraverso software, reti IP, cloud e risorse virtualizzate.
Per il broadcast si tratta di un passaggio particolarmente importante perché coinvolge direttamente l’architettura dei sistemi di produzione. La possibilità di distribuire funzioni e risorse attraverso reti e piattaforme software consente di configurare gli ambienti produttivi in funzione delle effettive necessità. Questa flessibilità introduce però nuove esigenze sul fronte della progettazione, della gestione e, soprattutto, delle competenze.
AI: dalla dimostrazione alla produzione
L’intelligenza artificiale rimane inevitabilmente uno dei principali fattori di cambiamento, ma a IBC2026 il dibattito sembra essersi spostato dalle dimostrazioni tecnologiche alle applicazioni concrete.
Durante il panel dedicato alle AI-native media operations, per esempio, il confronto si è concentrato sulla possibilità di utilizzare l’AI per comprendere meglio il comportamento degli utenti e costruire servizi sempre più personalizzati. L’obiettivo non è più soltanto rendere disponibile un contenuto, ma riuscire a proporre contenuti differenti in funzione del contesto, delle abitudini e delle caratteristiche dell’utente.
La personalizzazione porta però con sé una nuova complessità. Più aumentano le variabili utilizzate per costruire esperienze differenziate, maggiore diventa la quantità di infrastruttura e di risorse necessarie per gestirle. Da qui la necessità, evidenziata anche durante il confronto a IBC, di mantenere un equilibrio tra personalizzazione, costi e sostenibilità operativa, all’interno di un modello economico verificabile.
Il vero passaggio in corso sembra quindi essere quello dalla sperimentazione alla produzione. L’AI viene progressivamente integrata nei processi di produzione, distribuzione e gestione dei contenuti, ma la sua applicazione deve confrontarsi con infrastrutture esistenti, disponibilità e qualità dei dati, sicurezza, costi e competenze professionali.
Il fattore umano resta centrale
Proprio le competenze rappresentano l’altra faccia della trasformazione tecnologica.
Una sessione di IBC2026 dedicata al talent landscape dell’industria britannica ha riportato dati di ScreenSkills secondo i quali oltre metà della forza lavoro del settore media & entertainment nel Regno Unito risulterebbe attualmente senza occupazione. Tra le cause indicate figurano la contrazione degli investimenti nella produzione locale e il conseguente ridimensionamento dei budget e delle troupe.
Parallelamente, però, stanno cambiando le professionalità richieste dalle aziende. ScreenSkills segnala una crescita della domanda di competenze legate all’intelligenza artificiale, insieme a capacità in ambito business e finance. Secondo i dati discussi a IBC, nell’arco di appena due anni l’AI sarebbe passata da competenza relativamente marginale a una delle aree nelle quali le aziende incontrano maggiori difficoltà nel reperire personale qualificato.
Anche la formazione deve quindi adattarsi. Il rapporto tra università e industria diventa più importante proprio mentre alcuni corsi direttamente collegati alla broadcast e media technology devono affrontare problemi di finanziamento e riduzione delle risorse. Una delle indicazioni emerse da IBC è quindi la necessità di costruire percorsi formativi maggiormente collegati alle competenze che il mercato sta effettivamente richiedendo.
Un ecosistema sempre più interconnesso
Nel complesso, gli approfondimenti pubblicati intorno a IBC2026 descrivono un settore nel quale le diverse tecnologie non possono più essere considerate compartimenti separati. AI, cloud, infrastrutture software-defined, personalizzazione e creator economy si intrecciano sempre più strettamente con le esigenze della produzione e della distribuzione. La trasformazione riguarda quindi contemporaneamente l’infrastruttura e il prodotto finale.
Da una parte cresce la necessità di produrre e distribuire quantità sempre maggiori di contenuti; dall’altra diventa fondamentale individuare pubblici specifici, adattare i contenuti ai diversi canali e utilizzare in maniera più efficiente gli asset disponibili.
Lo sport rappresenta forse il laboratorio più evidente di questa evoluzione. LA28 si prepara a portare la produzione olimpica a una scala ancora superiore, mentre creator e piattaforme social introducono nuovi percorsi tra evento e pubblico. Parallelamente, l’intelligenza artificiale promette di rendere sempre più granulari personalizzazione e automazione.
È probabilmente questa una delle indicazioni più interessanti lasciate da IBC2026: la capacità tecnologica, da sola, non basta più.
Il valore delle nuove tecnologie dipenderà sempre più dalla capacità di integrarle in workflow sostenibili, dalla disponibilità delle competenze necessarie per utilizzarle e dalla possibilità di costruire modelli economici in grado di sostenere una produzione e una distribuzione dei contenuti sempre più articolate.In altre parole, la sfida non è più semplicemente individuare la tecnologia più avanzata, ma capire come utilizzarla per costruire il prossimo modello operativo del media & entertainment.
















