Il punto sugli standard AES Il punto sugli standard AES
La Convention dell’Audio Engineering Society che si è svolta a fine maggio a Milano è servita anche a fare il punto sullo stato di... Il punto sugli standard AES

La Convention dell’Audio Engineering Society che si è svolta a fine maggio a Milano è servita anche a fare il punto sullo stato di avanzamento degli standard per il trasporto e la gestione dell’audio su reti IP.

Nella nutrita serie di tutorial e workshop che si sono svolti nei quattro giorni della Convention, ben quattro sono stati dedicati agli standard AES67 e AES70 proposti dalla AES rispettivamente per il trasporto dell’audio e il controllo/monitoraggio dei dispositivi.

Pubblicato nel 2013, lo standard AES67 è stato sviluppato per garantire l’interoperabilità fra i diversi sistemi di audio networking esistenti (Ravenna, Livewire, Q-Lan, Dante, …). SMPTE ha adottato lo standard AES67 per la parte riguardante l’audio della suite di standard ST2110 che definiscono le modalità di trasporto di audio, video e dati ausiliari su reti IP.

In sintesi, AES67 definisce le linee guida che devono rispettare i fabbricanti di apparecchiature per garantire il trasporto dell’audio non compresso con latenza ridotta su reti IP locali dedicate, utilizzando i protocolli esistenti quando possibile.

Come evidenziato da Andreas Hildebrand, technology evangelist di ALC NetworX, nel corso di uno dei tutorial, ci sono alcune differenze fra i due standard che devono essere tenute in conto nella progettazione dello studio.

AES67 permette in teoria a qualsiasi dispositivo di assumere il ruolo di Grand Master Clock, il dispositivo che garantisce la sincronizzazione degli stream audio e video, che ha un ruolo ben definito nello standard ST2110 gestito dal Precision Time Protocol.

Inoltre, lo standard SMPTE non prevede la possibilità di gestire collegamenti audio unicast, ammessa dallo standard AES67, e non permette di introdurre un offset nelle temporizzazioni, utilizzabile per cifrare i dati contenuti in uno streaming audio.

Anche per il collegamento di dispositivi di diversi fabbricanti conformi allo standard AES67 possono sorgere problemi, in particolare dalla configurazione degli switch di rete, argomento trattato sempre da Hildebrand nel corso del workshop dedicato agli aspetti più pratici. Lo standard AES67 non stabilisce poi alcun metodo per l’individuazione dei dispositivi connessi alla rete per cui può essere necessario inserire manualmente i corrispondenti indirizzi di rete. Le possibili soluzioni sono tre: il software Ravenna-2-SAP, il sistema di gestione ANEMAN (Audio NEtwork MANager) e AMWA NMOS IS-04 & IS-05, soluzione quest’ultima utilizzabile per apparecchiature video.

Mentre lo standard AES67 garantisce l’interoperabilità fra i diversi dispositivi audio, non ne può garantire una facile integrazione poiché non ne permette il controllo e il monitoraggio centralizzato, funzionalità per le quali è stato sviluppato lo standard AES70, argomento affrontato in un altro workshop.

Anche questo è uno standard aperto, che non richiede il pagamento di licenze, e può essere utilizzato in concomitanza con altri protocolli di controllo proprietari. Sono numerose le funzionalità offerte dallo standard AES70, dal monitoraggio del funzionamento dei diversi dispositivi al trattamento dei segnali audio (guadagno, equalizzazione, compressione, ritardi, …).

Al momento, sono poche decine i prodotti che adottano lo standard AES70, ma l’auspicio della AES è che possa essere in futuro supportato nativamente da tutti i produttori.

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Mauro Baldacci