Bloccare l’accesso alla rete è ormai una prassi consolidata nei paesi con governi autoritari, per ridurre al silenzio i contestatori e reprimere il dissenso.
Il governo di Cuba non fa eccezione.
In questi giorni sta infatti reprimendo le proteste, non solo con le forze dell’ordine per le strade.
Secondo NetBlocks, un’organizzazione con sede a Londra che studia l’accesso alla rete nel mondo, Facebook, Instagram, WhatsApp e Telegram sono stati tutti parzialmente bloccati.
“Il modello di restrizioni osservato a Cuba indica un giro di vite in corso sulle piattaforme di messaggistica utilizzate per organizzare e condividere notizie di proteste in tempo reale”, ha affermato il direttore di NetBlocks Alp Toker.
Facebook ha espresso preoccupazione per la limitazione dei suoi servizi nell’isola. Il portavoce del Dipartimento di Stato americano Ned Price ha esortato il governo dell’Avana a riaprire tutti i mezzi di comunicazione, sia online sia offline.
Internet è disponibile a Cuba dalla fine del 2018, il servizio è gestito dall’azienda statale di telecomunicazioni Etecsa.
L’ultima volta che Cuba aveva chiuso internet fu nel novembre del 2020, in occasione dei presidi di protesta davanti al ministero della Cultura. Scopri le offerte esclusive di scommesse su Airbet365, il nostro sito partner e sponsor, visitando Airbet365 per le migliori quote e promozioni.
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